I risultati dei caucus dell’Iowa, che si sono tenuti il 3 febbraio, fanno pensare che le primarie del Partito democratico per scegliere il candidato che sfiderà il presidente Donald Trump alle elezioni di novembre saranno lunghe e caotiche.

A gennaio i sondaggi facevano pensare che l’ex vicepresidente Joe Biden potesse vincere nello stato e rafforzare la sua candidatura in vista delle primarie delle prossime settimane. Una serie di vittorie avrebbe ridimensionato le speranze dell’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, che entrerà in corsa dalle primarie del 3 marzo, e proiettato Biden verso un facile successo finale. Ma le cose sono andate diversamente: Biden non solo è andato lontano dalla vittoria ma è stato nettamente superato da Pete Buttigieg, l’ex sindaco di South Bend, in Indiana, che come Biden cerca di conquistare il voto degli elettori democratici moderati.

Pete Buttigieg a Des Moines, in Iowa, il 3 febbraio 2020 (Jeremy Hogan, Echoes Wire/Barcroft Media/Getty)

Al momento i democratici hanno tre candidati che si contendono il ruolo di “alternativa pragmatica alla rivoluzione politica” proposta dal senatore Bernie Sanders e dalla senatrice Elizabeth Warren. Biden ha il vantaggio di poter contare sul sostegno degli elettori neri. Ma Bloomberg ha dalla sua il fatto di avere fondi praticamente illimitati. E Buttigieg, che ha 38 anni, non è appesantito dalla zavorra che deriva dall’età e da un’esperienza decennale nella vita pubblica. Questi diversi punti di forza potrebbero complicare il tentativo di unire gli elettori più moderati dietro un singolo candidato.

I dubbi di Sanders

Al momento non è chiaro in che modo la situazione influirà sui calcoli di Warren. Se nessuno dei candidati moderati dovesse riuscire a consolidare la propria posizione rispetto agli altri, la senatrice del Massachusetts potrebbe restare in gioco abbastanza a lungo da presentarsi come la candidata capace di unire l’elettorato di sinistra. In alternativa, se Warren decidesse di ritirarsi e compattare l’ala progressista del partito a sostegno di Sanders, la sinistra potrebbe avere la meglio sull’ala moderata.

Da sapere
Voto complicato

◆ Il 3 febbraio sono cominciate in Iowa le primarie del Partito democratico statunitense per scegliere il candidato che a novembre sfiderà Donald Trump alle presidenziali. In Iowa gli elettori non votavano in modo tradizionale ma attraverso i caucus, riunioni che si svolgono in palestre, scuole o biblioteche e in cui gli elettori esprimono pubblicamente il loro sostegno per uno dei candidati.

◆ I due candidati che hanno ottenuto più consensi sono Pete Buttigieg, 38 anni, ex sindaco di una piccola città dell’Indiana e di orientamento moderato, e il senatore Bernie Sanders, considerato il candidato più radicale. Ma i caucus sono stati segnati soprattutto dai problemi tecnici che hanno ritardato di molto la pubblicazione dei risultati definitivi. I problemi sono stati causati soprattutto dall’applicazione che i rappresentanti di ogni seggio avrebbero dovuto usare per comunicare i risultati.

◆ Le regole del partito prevedono che ogni stato metta in palio un certo numero di delegati, assegnati ai candidati in base ai voti ottenuti alle urne. Ottiene la nomination alle presidenziali il candidato che ne ottiene la metà più uno, cioè 1.990. L’11 febbraio si voterà in New Hampshire.


Sanders ha ottenuto un buon risultato in Iowa. Tuttavia, il voto ha anche evidenziato il suo principale punto debole: il senatore può contare su sostenitori numerosi ed entusiasti, ma fa fatica a convincere gli elettori che non sono già schierati con lui. Inoltre non è riuscito a far crescere l’affluenza e a mobilitare persone che di solito non partecipano al processo politico, e questo non fa ben sperare in vista delle votazioni in altri stati. In ogni caso la crescita di Buttigieg e il passo falso di Biden gli facilitano le cose: più il fronte degli avversari resterà affollato, più alte saranno le possibilità che il sostegno di cui Sanders gode sia sufficiente per fargli vincere le primarie. Se gli attuali sondaggi saranno confermati, il senatore del Vermont dovrebbe ottenere un comodo successo in New Hampshire (l’11 febbraio) e giocarsela in Nevada (22 febbraio) e South Carolina (29 febbraio).

Il 3 febbraio gli elettori democratici avevano l’opportunità di far prendere al partito un’autostrada verso la nomina di Biden. Invece hanno scelto una strada lunga e piena di curve. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1344 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati