All’inizio dell’anno ho scritto un articolo sui cani che hanno un talento eccezionale. Se molti animali domestici possono imparare istruzioni semplici, questi esemplari sono in grado di memorizzare un vasto vocabolario, imparando i nomi di centinaia di giocattoli. È una capacità rara nel mondo canino: in anni di ricerche in tutto il mondo, gli scienziati hanno individuato solo pochi animali con questa “dote per l’apprendimento verbale”.

Eppure, non appena l’articolo è stato pubblicato, ho cominciato a ricevere messaggi di lettori che dicevano che anche i loro cani erano dei prodigi del linguaggio. Sebbene alcuni di loro sembrassero effettivamente dotati, è statisticamente improbabile che lo fossero tutti. Molti avevano l’aria di essere dei cani normali che avevano imparato a riconoscere una manciata di parole rilevanti per loro, come passeggiata o cena.

Mentre continuavo a ricevere email, mi sono chiesta se non stessi assistendo a una versione canina dell’effetto “sopra la media”, una distorsione cognitiva in base alla quale si tendono a sovrastimare le proprie capacità – e quelle delle persone che si amano (a volte è noto anche come effetto lake Wobegon, dalla città immaginaria creata da Garrison Keillor, dove “tutti i bambini sono sopra la media”).

Non mi sorprenderebbe se la stessa distorsione si estendesse anche ai cani, dato che per molte persone fanno a tutti gli effetti parte della famiglia. Tuttavia è un cambiamento notevole rispetto a una decina di anni fa, quando gli scienziati consideravano i cani “troppo semplici” per essere soggetti di studio interessanti.

Quell’idea si è rivelata clamorosamente sbagliata, com’è ovvio. Oggi le ricerche dimostrano che i cani sono capaci di complesse prestazioni cognitive. Per esempio, sono bravissimi a interpretare i segnali sociali degli esseri umani, come i gesti deittici e la direzione dello sguardo, e sanno trarre deduzioni logiche sul mondo. Sembrano avere una comprensione basilare della permanenza degli oggetti, cioè che non cessano di esistere quando non sono nel loro campo visivo. Potrebbero anche avere una rudimentale teoria della mente: la consapevolezza che altri individui possano avere prospettive e conoscenze diverse dalle proprie.

Capacità mentali

Anche se è impossibile fare paragoni diretti con l’intelligenza dei bambini (quelli molto piccoli hanno capacità che i cani non possiedono, e viceversa), gli scienziati hanno notato che alcune facoltà cognitive collocano i cani più o meno al livello dei bambini con un’età che va da uno e tre anni. Una scoperta che si è diffusa e ha cominciato a vivere di vita propria.

In uno studio del 2013, per esempio, quasi la metà dei proprietari di cani valutava le capacità mentali dei propri animali come equivalenti a quelle dei bambini di età compresa tra i tre e i cinque anni. Più del 20 per cento dava un giudizio ancora migliore e più del 5 per cento diceva che i cani possedevano capacità mentali paragonabili a quelle di una persona di almeno sedici anni.

La cosa interessante scoperta dai ricercatori è che più le persone erano emotivamente legate ai propri animali, più giudicavano positivamente le capacità cognitive di tutti i cani.

Alcuni piccoli studi indicano inoltre che le persone tendono a pensare che il proprio cane sia migliore degli altri anche per caratteristiche come la lealtà, la socievolezza e l’intelligenza. In un sondaggio di YouGov del 2025, due terzi dei proprietari di cani hanno detto che il loro animale era più intelligente della media. Solo il 6 per cento lo ha ritenuto meno intelligente.

Dal punto di vista statistico, ovviamente, molti di noi devono convivere con dei cani poco brillanti. Sono felice di far parte di questo gruppo. Se avessi un gregge, desidererei senza dubbio un cane dall’acume spiccato. Ma non ce l’ho, e dunque non mi serve. Senza contare che l’intelligenza mi sembra una qualità sopravvalutata per un amico a quattro zampe. Gli animali particolarmente intelligenti possono essere impegnativi, perché hanno bisogno di stimoli continui e si annoiano presto se non li ricevono.

Prendete la mia gatta Juniper. È la più intelligente dei miei tre animali domestici e, senza dubbio, anche la più esigente. Io e mio marito cerchiamo continuamente di soddisfare il suo bisogno di novità: trasformiamo i nostri mobili in fortini improvvisati e la portiamo in giro per l’appartamento tenendola a diverse altezze e inclinazioni (sembra che le piaccia stare a testa in giù). Ma quando, inevitabilmente, si annoia, apre i nostri cassetti, fa a pezzi la carta igienica e spinge i piatti giù dal bancone della cucina.

All’estremo opposto c’è Watson, il nostro cane, che non ha particolari doti cognitive. Sembra confuso quando gli si indica qualcosa. Se cade del cibo per terra, spesso dobbiamo accompagnarlo fino al punto in cui si trova. I comandi? Un tempo riusciva a sedersi, più o meno. Oggi il suo vocabolario non va molto oltre “premio”.

Ma è davvero un problema? Forse i cani che imparano le parole ci impressionano perché la ricchezza del vocabolario è una caratteristica dell’intelligenza umana. Ma ci sono molti modi di essere intelligenti, e probabilmente imparare parole non è l’abilità più rilevante per la maggior parte dei cani.

Alla fine Watson ha tutte le capacità per prosperare nel suo ecosistema. Riesce a fiutare il cibo per cani in mezzo a una pila di pacchi identici ed è molto sensibile ai suoni degli elettrodomestici da cucina (ci ha messo due giorni per imparare a riconoscere il bip della friggitrice ad aria). Sa che quando tolgo i pantaloni della tuta sto per uscire, e che se mi dirigo verso l’armadio dove teniamo il suo trasportino significa che verrà con me. Ed è, se posso dirlo, un vero e proprio prodigio dello spuntino di strada (una crosta di pizza sull’asfalto trema quando lo vede arrivare).

Ma soprattutto, Watson è tutto quello che desideriamo da un cane: dolce, gentile, buffo, affettuoso. Non ho bisogno che mi aiuti con le parole crociate, mi basta che si acciambelli accanto a me mentre le faccio. E in questo è fenomenale.

La verità è che ciò che rende i cani straordinari è la loro capacità di stringere relazioni con noi umani – legami così forti che finiamo, in qualche modo, per convincerci che il nostro cane sia il migliore di tutti. Forse Watson non distingue il suo riccio giocattolo dalla tartaruga di peluche, ma è – e lo dico con tutta l’obiettività giornalistica – il migliore in assoluto. ◆ nv

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1664 di Internazionale, a pagina 115. Compra questo numero | Abbonati