**◆ **Abbiamo guardato con angoscia i sommozzatori al lavoro sul lago di Barrea. Cercavano nell’acqua le due sorelle scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena. Sono stati battuti i boschi, ispezionati casolari, per poi trovarle dopo quindici giorni nel Lazio, nell’appartamento claustrofobico di una parente tanto lontana da essere per loro una sconosciuta. Su ordine della madre non dovevano mostrarsi in nessun modo: non uscire, non affacciarsi alla finestra. Che cosa si riesce a fare ai figli. Usarli come corpi contundenti sul campo di battaglia che può diventare una separazione. Su quel campo infuocato ciò che si continua a chiamare amore materno o paterno viene messo al servizio dell’odio per l’altro. I figli manipolati, plagiati, in questo caso due bambine istruite in passato a denunciare inesistenti abusi del padre. Dove finisce il bene dei minori quando si scioglie la coppia? Capita che finisca e basta. Alcuni genitori ci passano sopra, ognuno pretende per sé l’affidamento e, in definitiva, la proprietà. Ama solo me, è la richiesta per il figlio. Dell’altro farai a meno, o posso darti un sostituto migliore. Così si brucia la vita dei bambini. Una volta aperta la camera in cui erano state portate, le ragazzine hanno espresso due desideri: tornare nella casa famiglia che almeno già conoscono, e che il padre la smetta di presenziare alle trasmissioni televisive su di loro.
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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati





