◆ Come si respira con sette costole rotte? Proviamo a immaginare quanto può essere doloroso ogni atto respiratorio, tra dodici e venti volte al minuto, per giorni. La denuncia che Daniela Zinnanti ha presentato a febbraio con quel dolore addosso non è stata sufficiente a salvarla dall’ex compagno. L’undicesimo femminicidio del 2026 si è consumato la scorsa settimana a Messina, nell’attesa del braccialetto elettronico che il giudice aveva disposto per l’uomo un mese prima. È arrivato due giorni dopo il brutale accoltellamento della donna. Non sappiamo per certo se le avrebbe risparmiato la vita: chi può dire quanto un dispositivo con funzione di controllo e deterrenza sia efficace nel dissuadere un potenziale assassino? Ma è possibile, anzi probabile. Lo stato ha ancora una volta dato prova di inefficienza nel proteggere le donne che gli si affidano. Il numero di braccialetti disponibili non copre l’aumento esponenziale delle richieste in questi ultimi anni, mi dice un tecnico installatore. Come mai, gli chiedo. Non lo sa. C’è una lista d’attesa. Di norma l’approvvigionamento di una merce è proporzionale alla domanda, è un’elementare legge dei mercati. Ma non s’investe abbastanza. Più degli impegni a parole sarebbe utile avere dai dispositivi le segnalazioni certe e puntuali dell’abusante che si avvicina al suo obiettivo e avere anche un numero sufficiente di pattuglie pronte a salvarci la vita.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati



