Ha fatto scalpore che a Francoforte una pizzeria, denominata “Falcone e Borsellino”, mostrasse all’interno la foto dei due giudici sorridenti, quella di Marlon Brando nel ruolo di don Vito Corleone e un po’ di fori di proiettili. Maria Falcone ha fatto ricorso per violazione della memoria. E un giudice tedesco lo ha respinto perché – ha detto – in Germania la memoria dei due magistrati è poca cosa. Brutta motivazione, giuste proteste italiane, i proprietari hanno deciso di tirar via “Falcone e Borsellino”. Nota a margine: forse è stato l’accavallarsi di finzione e realtà a confondere le idee al giudice. Il mafioso italoamericano di Puzo-Coppola è un’invenzione straordinariamente ben riuscita e quindi straordinariamente potente. La sua diffusione planetaria non solo ha inzuccherato e infrivolito la mafia reale ma, in quella pizzeria, inzuccherava e infrivoliva la reale terribile vicenda dei due giudici. Persone vere, veramente e orribilmente assassinate, rischiavano, una volta messe accanto a Brando-Corleone, di sembrare agli avventori tedeschi anch’esse invenzioni di Puzo-Coppola ma non indimenticabili quanto il Padrino. Insomma la confusione di vero e finto, se fa bene al racconto, non fa bene alla realtà. Forse avremmo avuto ben altro scandalo e ben altra sentenza, se nella pizzeria, al posto di Marlon, fosse stata esposta la foto di Totò Riina detto ’u curtu .

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Questo articolo è uscito sul numero 1388 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati