**◆ **La parola è bombasso, l’ha coniata Tommaso Campanella. Cosa significhi di preciso non si sa, ma ha un suono efficace ed è un peccato non farle prendere un po’ d’aria. Campanella se ne serve in un sonetto famoso dedicato alla plebe. Il popolo, scrive, è una bestia varia e grossa, che ignora le sue forze. Perciò si lascia guidare da un ragazzino di cui si potrebbe sbarazzare con un semplice scossone. Eppure non lo fa, anzi lo teme e lo serve, perché – attenzione – i bombassi gli hanno fatto un incanto che ottunde i sensi. A causa di quel sortilegio il popolo s’impicca e s’imprigiona con le proprie mani, e si dà morte e guerra per le briciole delle grandi ricchezze che lui stesso ha dato al re. Tutto ciò che si trova tra cielo e terra è suo, ma non lo sa e se qualcuno glielo dice, lo ammazza. Questi grosso modo sono i quattordici versi di Campanella sulla plebe, della quale però qui non discutiamo, parliamo solo dei bombassi. Chi sono? Tiranni? Maghi? Ciarlatani? Forse oggi, abbandonando per gioco il seicento, li potremmo identificare con quelli che i media chiamano grandi comunicatori. Berlusconi è stato un bombasso. Renzi è stato un bombasso. Trump è un bombasso. Salvini è un bombasso. Di Battista s’immagina bombasso. L’elenco è lungo, e se si seguita a chiamarli grandi comunicatori i talk show fanno presto a farne grandi statisti. Bombasso si presta di meno.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1316 di Internazionale, a pagina 10. Compra questo numero | Abbonati





