Mio figlio ci ha annunciato che vuole lasciare gli studi di architettura per fare il dj a tempo pieno. Fermo restando che io e mia moglie sosteniamo questa sua passione, vorremmo fargli capire che sarà molto difficile guadagnarsi da vivere solo con quella, mentre una laurea gli garantirebbe qualche sicurezza in più. Magari se il consiglio arriva da te, visto che ti legge sempre, lo prenderà più in considerazione –Paolo
Per una strana coincidenza anche io a vent’anni ero uno studente universitario che faceva il dj. Per quattro anni ho messo i dischi il venerdì sera a Muccassassina, una famosa serata lgbt+ romana, e facendo tutti i dovuti aggiustamenti posso dire di non essere mai stato così ricco come in quel periodo alla console. Ho smesso di fare il dj quando ho cominciato a fare il giornalista e gli orari diurni non coincidevano con quelli notturni. Forse se avessi continuato avrei guadagnato di più, ma il motivo per cui ho smesso è che in fondo non avevo l’anima da dj: far ballare folle diverse sera dopo sera è un’arte, una passione che ti deve bruciare dentro. Se vostro figlio ama farlo ed è bravo, dovrebbe continuare su quella strada, che potrebbe offrirgli grandi soddisfazioni. Anche perché con l’aria che tira, non mi pare che gli architetti se la passino così tanto meglio dei dj. Una laurea oggi non è più sinonimo di sicurezza ed è dura studiare per anni se l’obiettivo è solo ottenere un pezzo di carta. Vostro figlio ha la fortuna di aver trovato il lavoro che gli piace fare, io tenderei a fidarmi di lui e della sua passione.
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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati




