Ho 74 anni e con mia moglie stiamo svuotando la casa di mia sorella più grande, morta l’anno scorso. Per caso abbiamo trovato alcune foto dei miei genitori che non avevo mai visto prima e da allora ho ripreso a pensare a loro con grande intensità, al punto che li ho anche sognati. Come mai proprio adesso, dopo tutto questo tempo? –Franco
La parola nostalgia è relativamente recente, perché è stata inventata nel 1688 dal medico alsaziano Johannes Hofer pensando ai mercenari svizzeri costretti a servire eserciti stranieri lontano dalle loro montagne. L’ha coniata unendo le parole greche nostos , ritorno, e algos , dolore, per indicare la sofferenza provocata dalla distanza dai propri luoghi di origine. E cos’è la famiglia se non il luogo di origine per eccellenza? Non è strano che tu senta un’ondata di mancanza proprio adesso: la nostalgia non è uno stato fisso, ma qualcosa che si attiva in certi momenti, a volte innescata da stimoli specifici – una canzone, un luogo, un odore, una data o, come nel tuo caso, delle foto – che riaccendono all’improvviso il collegamento con la persona, la relazione o il periodo della vita che non c’è più. Con la morte di tua sorella il tuo luogo di origine si è allontanato ulteriormente e svuotare la sua casa è un’immersione in questo dispiacere. I sentimenti per i tuoi genitori riaffiorati in questi giorni sono anche il riflesso di un aspetto importante: significano che la tua infanzia è un luogo in cui abiti ancora, un passato che in un certo senso resta attivo in te e che fa parte del modo in cui ti racconti oggi.
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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati




