Fisso il cartellone dell’imminente concerto di Francesco Renga in un piccolo comune siciliano e ho voglia di rivedere Sono pazzo di Iris Blond di Carlo Verdone e di ripercorrere le storie dei cantanti di provincia, che non hanno nulla a che fare con Renga ma fanno pensare agli impresari che riescono a far ottenere ingaggi stellari ai loro clienti precipitandoli in comuni disposti a sborsare cifre immorali pur di ottenere consensi alle nuove elezioni. Paesino che vai, manifesto di cantante sanremese che trovi: agosto è il mese delle sagre e delle apparizioni mariane delle varie Anna Tatangelo, che irradiano una luce di sinistra fama in luoghi che tendono a vivere una settimana all’anno. Ma è poi ancora così? Rispetto agli anni dei pentapartiti e dei cartelloni festivi pieni di cantanti confidenziali con lo sguardo ammiccante pronti a esibirsi nelle piazzette tirate a festa, oggi ci sono centinaia di possibilità per partecipare a festival di musica sperimentale o con curatele raffinate, dalle isole all’entroterra meridionale. Luoghi adiacenti, idee artistiche e del territorio quasi completamente diverse. Da una parte immersioni mistiche all’alba a sentire violini destrutturati in una cava calcarea o in una murgia, dall’altra l’euforia del panino con la salsiccia, il manifesto con il font brutto e il cantante che dopo la processione si porta a casa una cifra buona per accendere un altro mutuo. Sostenibilità e comunione con la natura qui, il ragionevole frastuono dello spreco più atroce là. Ma il sospetto è che se non ci fosse questo spreco per molti di noi non sarebbe neanche estate. ◆

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati