La prima cosa che mi è venuta in mente vedendo Escaped alone _è uno sketch dei Monty Python, _Four Yorkshiremen, in cui quattro signori inglesi intorno a un tavolino sorseggiano il tè e fanno a gara a chi ha avuto l’infanzia più infelice. Qui ci sono quattro signore inglesi che sembrano uscite da una fotografia di Martin Parr; c’è sempre un sottofondo ironico nella messa in scena della Casadargilla, vorrei dire determinato dalla costruzione degli ambienti di Maddalena Parise ancora prima che dalla scelta del testo o della recitazione. Ma l’incontro con questo testo di Caryl Churchill fa esplodere l’ironia in dissonanza cognitiva, così la scena iperrealistica delle quattro signore che chiacchierano di vicini, nipoti e serie tv condivide lo spazio con un grande schermo dove ci viene raccontata l’apocalisse che è già avvenuta o sta avvenendo. Tania Garribba (la signora Jarrett) è sorprendente nella sua capacità di rendere al tempo stesso straziante e credibile questa fiaba del disastro. Le altre tre attrici, Arianna Gaudio, Alice Palazzi e Caterina Carpio, riverberano la nostra inquietudine di chi vorrebbe rimanere dentro una nube della misconoscenza. Il tratto postbeckettiano è tutto in un’ispirazione femminista della distopia. La fine del mondo non è solo la fine della vita, ma anche la fine di una memoria collettiva domestica. Già passato per Roma e Milano, dal 10 al 15 novembre è al Carignano di Torino, poi ancora in giro. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati