Sembra un piccolo lusso andare a teatro fuori della propria città, ma le occasioni che lo meritano per fortuna si moltiplicano, e non solo nei piccoli e grandi festival estivi o nelle città maggiori, dove gli stabili hanno la possibilità di ospitare produzioni grandi o internazionali. Fino al 14 giugno vale la pena, anche per chi non vive a Cagliari, di andare a vedere le Giornate del respiro, la rassegna di Sardegna teatro (diretta da Massimo Mancini e curata da Giulia Muroni e Valentina Salis) nei due spazi di Sa Manifattura e dell’Exma, un esempio abbastanza unico di teatro al tempo stesso popolare e d’innovazione. Il programma, come si dice, parla da solo, anche quando dichiara il proprio valore politico. Nato durante il covid (la citazione adottata di Françoise Vergès dice che rivendicare il respiro significa rivendicare la vita contro l’estrattivismo e il dominio), come tutti gli anni il festival riesce a portare in Italia pezzi unici: per esempio la palestinese-statunitense Samar Haddad King, che presenta Gathering, storia fittizia di un villaggio assediato e di una donna che tenta di ricomporre i ricordi frammentati del giorno del suo matrimonio. La rappresentazione è organizzata in collaborazione con Sardegna Palestina, associazione a cui andranno i proventi dello spettacolo. Oppure la libanese Tania El Khoury che ci porta Memory of birds, un’installazione sonora che si svolge tra gli alberi, realizzata insieme a una terapeuta specializzata in traumi. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati