Quando atterriamo a Chișinău ci accoglie la pioggia. Il tassista ha una mano sul volante e con l’altra sintonizza la radio su stazioni che danno musica pop dell’est o notiziari. Il Partito di azione e solidarietà, che è filoeuropeo, ha vinto le elezioni, un risultato su cui pesa il sospetto che la Russia abbia cercato di sabotare il vincitore. Passiamo per strade che sembrano ferme a metà di un restauro: palazzi residenziali in stile sovietico dietro ai quali si vede il bagliore dorato delle cupole ortodosse.
Ripenso ai consigli dei miei amici prima della partenza: mangia sempre quello che ti offrono, porta dei fiori in dono, sempre in numero dispari, e non fischiare quando sei in casa a meno che tu non voglia finire in povertà. La Moldova, dicono, è ancorata alle vecchie tradizioni.
Chi non ha mai sentito parlare di Chișinău non deve preoccuparsi perché è una delle capitali meno visitate d’Europa. La Moldova moderna si trova tra la Romania e l’Ucraina, una terra di frontiera senza sbocchi sul mare e a lungo dominata da vari imperi e paesi: ottomani, russi, romeni, sovietici e altri ancora. Nel 1991 ha dichiarato l’indipendenza dall’Unione Sovietica e da più di trent’anni cerca un suo equilibrio tra oriente e occidente, avvicinandosi sempre di più all’Europa.
La mia non è una semplice vacanza, è la prima volta che visito la città del mio compagno e che incontro la sua famiglia. Ci dirigiamo verso casa di sua madre vicino al parcul Eroii patriei (il parco degli eroi della patria), un appartamento moderno con lampadari di cristallo e carta da parati, orgogliosamente opulento. L’accoglienza è formale ma calorosa, e dopo esserci tolti le scarpe ci scambiamo i regali. La padrona di casa insiste per farci mangiare qualcosa, la tavola è imbandita con salumi, formaggi, pane e pomodori dalla dacia, la tradizionale casa estiva alla periferia della città dove i moldavi sfuggono dalla calura estiva e coltivano l’orto. Vedendomi esitare, indica il piatto sorridendo e dice: “Mangia”. È la prima parola che capisco senza alcun dubbio.
Mangiare senza sosta
Cominciamo con sarmale (involtini di cavolo ripieni di maiale, riso ed erbe aromatiche) accompagnate da panna acida, e una plăcintă (torta salata con formaggio o cavolo) ancora calda. È mattina presto e dopo il volo non ho fame, ma sono stato avvertito: se ti mettono qualcosa davanti, devi mangiarlo. Quando finiamo una porzione, ne arriva un’altra. Le conversazioni oscillano tra un inglese stentato e un romeno paziente, toccando nomi, luoghi, aggiornamenti familiari e pettegolezzi. L’umorismo è tagliente.
In tarda mattinata le nuvole si diradano e parte la fanfara della banda. In piazza dell’Assemblea nazionale è in corso la festa del vino. Gli stand sono disposti intorno all’Arco di trionfo e hanno cartelli con frasi come: “Il vino della Moldova: inaspettatamente ottimo”. Pagando 250 lei moldavi (12,40 euro) si può comprare un “passaporto del vino” che dà diritto a dodici degustazioni, ognuna scansionata con un codice qr. Scoprirò poi che qui la degustazione prevede un bicchiere pieno.
Uomini con le tradizionali camicie ricamate versano il vino in pesanti calici. Una signora anziana intreccia cesti. I bambini corrono tra le bancarelle, con i volti appiccicosi di mosto (il succo d’uva appena pigiato). La manifestazione è una via di mezzo tra una sagra e una rimpatriata. Mi dicono che il vino qui è una parte della memoria collettiva e che ogni regione racconta la sua storia attraverso la terra. A uno stand assaggio il cabernet della cantina Gitana, ricco e scuro, poi un cricova frizzante (uno dei miei preferiti). La folla si muove lentamente, assaggiando, annuendo, chiacchierando. Non è un evento per i turisti, questa festa celebra prima di tutto Chișinău, i visitatori sono i benvenuti, ma nel ruolo di spettatori.
Sotto la tenda bianca di Aurelius winery, Roman Rotarov, presidente dell’associazione dei sommelier della Moldova, mi fa cenno tra la folla. “Vieni, assaggia”, mi dice gesticolando verso un cameriere. In un batter d’occhio un bicchiere si materializza davanti a me e il vino viene versato. “È una delle nostre manifestazioni principali, da più di vent’anni attira tanti visitatori, anche stranieri: per questa edizione ne aspettiamo quasi centomila, insieme a 108 produttori”, afferma.“Il nostro slogan è: ‘Sorprendentemente ottimo’”, racconta alludendo alla silenziosa ascesa della Moldova sulla scena vinicola mondiale. A quanto pare è quello che dicono le persone dopo aver assaggiato per la prima volta i vini moldavi. Elenca i vitigni: Fetească Albă, Fetească Regală, Fetească Neagră e Rară Neagră. “In vent’anni abbiamo incrociato più di 1.200 varietà per creare qualcosa che è solo nostro”.
Intorno a noi la folla s’infittisce nei pressi del palco, dove i ballerini in costumi tradizionali si esibiscono accanto a botti di vino e i cantanti intonano una serie di canzoni popolari. Usciamo dalla piazza ed entriamo nel verde. Il parco centrale Ștefan cel Mare è il punto d’incontro della città, un luogo di poeti, giocatori di scacchi e di conversazioni. Ai lati del “Viale dei classici” ci sono i busti di scrittori celebri come Mihai Eminescu, nato nella regione moldava della Romania. Al centro del parco, riparato dagli alberi, c’è il Bonjour café, un chiosco in stile parigino, incorniciato da edera e tigli.
A quindici minuti a piedi, il mercato centrale è pieno di vita. È una grande distesa di bancarelle all’aperto e padiglioni coperti, suddivisi in modo approssimativo per tipologia di merce: verdura da una parte, frutta dall’altra, carne e pesce in fondo, articoli per la casa e abbigliamento ai lati. I venditori urlano i prezzi, pesano l’uva e legano con lo spago i mazzetti di erbe aromatiche. Donne con foulard in testa vendono mele, crisantemi e vasetti di miele. Tra contrattazioni, chiacchiere e casse di merce che stridono sul cemento non c’è un istante di silenzio.
I moldavi stanno tornando a casa, richiamati da un ritmo di vita più familiare
Quella sera portiamo una bottiglia, comprata alla festa del vino, a casa della sorella del mio compagno, dove incontro per la prima volta gran parte della famiglia. In pochi secondi mi presentano a una serie di zie, cugini e vicini curiosi, tutti in attesa di conoscere “l’ospite irlandese”. Ogni presentazione è accompagnata da un abbraccio, una risata o un assaggio di qualcosa da mangiare. A tavola è un continuo di portate: plăcintă calda di forno, ciotole di boršč di barbabietola, salumi, verdure crude e formaggi. Non faccio in tempo a finire un piatto che ne arriva un altro. Quando rallento, qualcuno mi avvicina il cucchiaio dicendomi: “Mangia”.
Anche le conversazioni abbondano, in un miscuglio di romeno, russo e inglese che in qualche modo funziona. Le zie si consultano sulle traduzioni; uno zio mi offre un bicchiere di tulburel, un vino novello scuro e appena frizzante. È dolce, non troppo alcolico, e viene versato come se fosse acqua. Il volume delle risate aumenta, il cibo arriva senza sosta e la notte si dilata.
La cantina sotterranea
La mattina dopo incontriamo degli amici al Coffee Monkey, un luminoso caffè d’angolo in via Alexandr Puškin. Un tempo questo edificio costruttivista degli anni sessanta ospitava la più importante tipografia della città. Il caffè è scuro e forte. Parliamo di come sta cambiando la città: nuovi bar, studi creativi e una piccola migrazione inversa: i moldavi stanno tornando a casa da vari paesi europei, richiamati da un ritmo di vita più lento e familiare. “Qui gli stipendi sono più bassi, ma la qualità della vita è migliore”, dice un amico.
La sera andiamo al Marlene, un cocktail bar con tre sale in strada București. L’arredamento è sobrio e l’atmosfera è intima. Sul retro c’è un giardino nascosto sotto un pergolato ricoperto di vite. Intorno a noi la clientela è giovane, multilingue e rilassata. Strada București è una via centrale ma tranquilla, con edifici prebellici e nuovi ristoranti di lusso. Non abbiamo voglia di un posto elegante, quindi arriviamo a piedi da Eli-Pili, sempre sulla stessa strada, una trattoria a conduzione familiare. Ordiniamo zeama (zuppa di pollo agrodolce) e crêpe al salmone. Il cibo è semplice e gustoso, il modo perfetto per concludere la giornata.
La mattina successiva prendiamo il filobus per andare in centro: sei lei a corsa (circa 30 centesimi), con l’obiettivo di salire la scala a spirale del museo di Chișinău. Allestito nella vecchia torre dell’acqua, espone mappe storiche e reperti del periodo tra il quindicesimo e il ventesimo secolo che testimoniano la crescita della città. La cosa più bella è la terrazza, con vista sui tetti e sulle strade fiancheggiate da castagni. Da lì, con una breve passeggiata, raggiungiamo il parco Valea Morilor, con il suo ampio lago incorniciato da scalinate restaurate e una passerella che si snoda intorno allo specchio d’acqua.
Incontriamo degli amici per pranzo al Divus, un ristorante elegante con le luci soffuse in via Mitropolit Bănulescu-Bodoni. Sono rientrati dopo aver vissuto per anni a Dublino e Londra. “La vita è decisamente migliore. Certo, guadagno meno di quando vivevo a Londra, ma posso permettermi di più nonostante qui i prezzi siano aumentati”, dice uno di loro.
Condividiamo una tartare di salmone, del prosciutto crudo, tapenade e un filetto di manzo al tartufo. Ci raccontano la lenta ripresa della città: stipendi in aumento, nuove startup e meno persone che se ne vanno. Dopo il Divus torniamo alla festa del vino. Ha smesso di piovere e c’è ancora più gente. Assaggiamo altri vini e una fetta di babà neagră, una tipica torta moldava speziata, dal retrogusto di caramello e di affumicato.
La mattina successiva andiamo al museo nazionale di storia. È ospitato in un edificio del diciannovesimo secolo e racconta la storia della Moldova dalle antiche fortezze fino al fragile ottimismo del 1991, dopo il crollo dell’Unione Sovietica. La mostra temporanea che troviamo in programma è particolarmente significativa: “Moldova europea”, una cronaca fotografica del lungo cammino del paese verso l’Unione europea. Le foto ripercorrono decenni di diplomazia e proteste popolari. Le immagini del fotoreporter moldavo Mihai Vengher e quelle dagli archivi del museo dimostrano che la Moldova appartiene all’Europa.
La sera ci muoviamo dalla città verso Cricova, che ospita l’omonima azienda vinicola, con un’enorme cantina sotterranea. La nostra guida, Anastasia, ci accoglie sorridente su un minibus elettrico. Attraversiamo gallerie che prendono il nome dai vitigni: Cabernet, Pinot, Codru. “Un tempo era una cava di calcare”, ci spiega. “Trenta milioni di anni fa qui c’era il mar Sarmatico”.
Negli anni quaranta il governo sovietico trasformò le miniere in cantine. La temperatura e l’umidità si rivelarono perfette per l’affinamento degli spumanti. Oggi le gallerie superano i 120 chilometri e custodiscono più di 1,3 milioni di bottiglie. I corridoi sembrano infiniti e ci viene raccomandato di non allontanarci troppo dal gruppo. La leggenda vuole che Jurij Gagarin, il celebre cosmonauta russo, si sia perso durante una visita guidata e abbia bevuto per due giorni di fila prima di essere ritrovato e portato fuori. Vera o no, dice la nostra guida, è una bella storia. Anastasia ci conduce in una sala dove le bottiglie, disposte in rastrelliere, sono inclinate ad angoli precisi per il lento processo di rotazione e decantazione. Dopo aver visitato la cantina, concludiamo la serata con una degustazione in uno dei saloni sotterranei di Cricova.
Al risveglio, la mattina successiva, la casa profuma di caffè e frittelle. Abbiamo già fatto le valigie, che sono più pesanti del dovuto con ogni centimetro disponibile occupato da cibarie da regalare, barattoli di marmellata e sacchetti di erbe aromatiche. L’ospitalità moldava ti insegue anche quando pensi di essertene liberato. Mentre aspettiamo che le porte dell’ascensore si chiudano, la madre del mio compagno ci raggiunge correndo per il corridoio in pantofole con un contenitore di plastica in mano. “Prendi”, dice al figlio. È salată de vinete, una crema di melanzane fatta in casa.
Chișinău è una meta perfetta per un fine settimana: facile da girare a piedi, buon cibo e alberghi economici. Ma a colpire è la sua autenticità. La città non si veste a festa per i turisti. I suoi caffè e i suoi musei sono lì per le persone del posto che li frequentano ogni giorno. Orgogliosa e paziente, la Moldova va avanti al suo ritmo. E, come mi ha detto il sommelier Roman alla festa del vino, il risultato è spesso sorprendentemente ottimo. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati