Sul viso paffuto ha ancora i segni dell’acne giovanile, ma nonostante i suoi 21 anni lo statunitense Dominique McLean, alias SonicFox, ha vinto in poco tempo più di 600mila dollari (circa 548mila euro) di tornei professionistici di esports, le gare di videogiochi.
Dopo un’infanzia passata nel New Jersey, quando aveva sei o sette anni la sua famiglia si trasferì a Townsend, una cittadina di duemila abitanti nello stato del Delaware. Un posto “abbastanza noioso e pieno di campi coltivati”, racconta, dov’è comprensibile che un adolescente statunitense arrivi a preferire il computer all’aria aperta.
Dominique McLean ha imparato fin da giovanissimo a giocare ai videogiochi dal fratello Christian. Prima giocava online un po’ per scherzo, poi, verso i tredici anni, ha cominciato a fare dei tornei. La madre, un’anestesista, e il padre, un impiegato delle poste, non vedevano di buon occhio questa passione, fino al giorno in cui il bambino prodigio ha portato a casa tremila dollari. “Mia madre non ci poteva credere che a tredici anni si potessero guadagnare tanti soldi!”, racconta. Difficile dire se Dominique sia sincero o se, con il suo fare dolce da giovane star dei videogiochi di combattimento (in gergo si chiamano picchiaduro), si diverta a costruirsi un personaggio.
Quando mi sono seduta di fronte a Dominique McLean a Parigi, in una stanza blu piena di computer e minifrigoriferi pieni di bevande energetiche, non avevo considerato che la scrittura di questo articolo si sarebbe rivelata complicata a causa dei pronomi e dei generi da accordare. Perché Dominique McLean, che era di passaggio in Francia per la finale del Red Bull Dragon ball fighterz world tour, si sente sia uomo sia donna, “metà e metà”. E concretamente, in inglese, vuol dire che il singolare diventa plurale, e che da he si passa a they, e da him a them. Semplice. In Francia, dove manca un pronome plurale neutro, per indicare il genere non binario si usa il neologismo iel, che unisce “lui” e “lei”.
Ho cercato di spiegare a fatica queste sottigliezze linguistiche a McLean, che mi guardava perplesso, provando a immaginare quanto sia difficile essere genderqueer e francofono allo stesso tempo.
Anche se il mondo dei videogiochi è considerato abbastanza conservatore, SonicFox apprezza molto la comunità dei professionisti dei giochi di combattimento, “persone diverse di religioni, generi, orientamenti sessuali e stili di vita diversi che condannano le discriminazioni”. Cosa lega queste persone? “Ci piace giocare a picchiarci, virtualmente, a vicenda”, spiega lui. Quando a settembre SonicFox ha dichiarato pubblicamente di essere sessualmente non binario, le reazioni sono state “super positive”, specialmente da parte dei suoi 200mila follower su Twitter.
◆ 1998 Nasce negli Stati Uniti.
◆ 2001 Comincia a giocare ai videogiochi insieme a suo fratello Christian.
◆ 2011 Partecipa al primo torneo, giocando online a Mortal kombat, e si classifica al nono posto. Si specializza nei giochi di combattimento.
◆ 2018 È eletto giocatore dell’anno ai Game awards 2018.
◆ 2019 Su Twitter fa coming out e si definisce bisessuale e non binario.
Botte virtuali
“Ricevo centinaia di messaggi da persone che mi dicono che questa cosa li ha aiutati”, commenta. Si sistema i lunghi guanti neri e continua: “C’erano tantissime cose di me che non mi piacevano quando m’identificavo come uomo cisessuale (cioè con un’ identità di genere che combacia con il sesso biologico). Ora che m’identifico come non binario, mi sento più me stesso. È come uscire da una conchiglia. Mia madre mi ha detto: ‘Sei cambiato, non riesco a spiegarmelo’. Mi ha fatto molto bene che lei notasse questa differenza enorme, anche perché non ci parliamo così tanto. All’inizio non è stata molto comprensiva, ma poi ne abbiamo discusso, ed è andata meglio”. Riflette un attimo e aggiunge: “Ho tre fratelli e il mio gemello è l’unico etero”.
Piercing sul sopracciglio e sotto il labbro inferiore, Dominique McLean sembra al tempo stesso molto a suo agio e molto timido. Il flusso dei suoi pensieri è rapido, si mangia le parole e le frasi sono intervallate da risatine nervose. Quando sono arrivata stava cercando di far sparire delle carte da gioco davanti a un gruppetto di addetti stampa divertiti, un po’ mago e un po’ animatore. Ma parlando di sé si descrive spesso come “introverso”. E non dimentichiamo poi che è anche un furry, cioè un appassionato di animali antropomorfi.
A dieci anni si è creato un alter ego, una fursona, composto dei termini inglesi furry (peloso) e persona (immagine pubblica), una “volpe blu con braccia e orecchie nere e rosse” chiamata SonicFox, che poi è diventato il suo nome d’arte. I membri della comunità furry disegnano, collezionano o si travestono da animali pelosi dalle proporzioni umane, inventano i loro stati d’animo e le loro personalità. SonicFox, per esempio, è “un altezzoso arrogante, che in realtà è molto empatico ma non vuole darlo a vedere, è una versione di me che avrebbe potuto esistere ma che non esiste”. Superata un po’ la timidezza grazie agli ottimi risultati ottenuti (cinque vittorie all’Evolution championship series, uno degli eventi più grandi del settore), McLean ha cominciato a esibire la sua attitudine furry, presentandosi spesso ai tornei di videogiochi vestito da volpe. Ho solo cinque anni più di lui, tutto sommato una piccola differenza d’età, ma l’immersione in questo mondo fatto di adolescenti che giocano a Dragon Ball Z e di travestimenti di animali pelosi mi fa sentire come un soldato francese della grande guerra che scopre Facebook.
McLean vive a New York. Ci è arrivato a 18 anni: abitava in un dormitorio del New York institute of technology e studiava scienze informatiche. Da allora ha abbandonato gli studi per dedicarsi ai videogiochi. Visto che non sa molto cosa fare con i soldi, li lascia “dormire” in banca. Una piccola parte l’ha investita in borsa. Ha anche comprato un appartamento a Manhattan, “molto minimalista, un piccolo spazio con il mio computer, il mio letto, le mie cose e basta”. Gli serve per allenarsi con tenacia, quasi tutti i giorni, per perfezionare il suo modo di giocare e analizzare quello degli altri, per “imparare a leggere nello spirito dei giocatori”. Il resto del tempo ci sono i viaggi, i tornei dei vari videogiochi: Dragon ball fighterz, Mortal kombat, Skullgirls. Nel 2018, durante una cerimonia di premiazione del miglior giocatore dell’anno di sport elettronici, SonicFox ha fatto parlare di sé descrivendosi come “all’incirca tutto quello che un repubblicano detesta”.
McLean ha un’opinione molto forte sulla politica degli Stati Uniti: “Odio i politici del mio paese, sono tutti pessimi, nessun partito è cool. Penso che gli Stati Uniti dovrebbero essere socialisti. Il socialismo è il sistema migliore perché dà la possibilità di vivere. Onestamente, mi aspetto che presto qui ci sarà una rivoluzione”.
Dominique McLean andrà a votare – il suo candidato preferito è Bernie Sanders, perché “si batte per le persone come me” – ma non nasconde la sua insofferenza nei confronti del Partito democratico, che secondo lui ha cercato di “fregarci durante le primarie in Iowa”. E aggiunge: “Non glielo permetteremo, noi giovani ci ribelleremo”. ◆ cp
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Questo articolo è uscito sul numero 1349 di Internazionale, a pagina 66. Compra questo numero | Abbonati