Chi è l’imprenditore tecnologico più antipatico al mondo? Elon Musk è ovviamente un candidato forte. Ai primi posti c’è anche il “signore della guerra digitale” Palmer Luckey, creatore dei visori per la realtà virtuale Oculus e delle armi autonome della Anduril.

Nonostante la concorrenza, anche Garrett Langley merita di essere citato. Il nome dell’amministratore delegato dell’azienda tecnologica Flock potrebbe non essere noto a tutti, ma la sua controversa tecnologia di sorveglianza si sta insinuando nella vita quotidiana. Se vivi negli Stati Uniti, probabilmente c’è un dispositivo della Flock su un’autostrada o in un parcheggio vicino a te. L’azienda, che vende i suoi prodotti soprattutto alle forze dell’ordine, produce lettori automatici di targhe (Alpr) che tracciano gli spostamenti di un veicolo.

Se vivi negli Stati Uniti, probabilmente c’è un dispositivo della Flock su un’autostrada o in un parcheggio vicino a te per tracciare le targhe dei veicoli

A prima vista raccogliere dati sui conducenti non sembra una cosa così grave. Ma quello che rende la Flock preoccupante è la portata della sua rete di sorveglianza – ci sono più di 80mila telecamere Flock negli Stati Uniti – e la facilità con cui i dati possono essere accessibili. Un’indagine del 2025 dell’American civil liberties union (Aclu) ha rivelato che un accordo firmato dalla Flock con i dipartimenti di polizia concedeva all’azienda il diritto di condividere i dati delle targhe con le agenzie federali e locali per “scopi investigativi”. Secondo varie fonti, alcuni dipartimenti di polizia avrebbero condiviso dati di sorveglianza sui conducenti con l’Ice nell’ambito della politica di espulsioni promossa da Donald Trump. La Flock sostiene di “non collaborare con l’Ice”, anche se sul suo sito si legge che le agenzie federali con cui lavora “possono stabilire relazioni di condivisione” con altre forze dell’ordine.

Sembra anche che alcuni agenti di polizia stiano usando i dati della Flock per perseguitare ex partner, fidanzate attuali o persone a cui sono interessati dal punto di vista sentimentale. Di recente l’Institute for justice, uno studio legale d’interesse pubblico, ha individuato almeno 14 casi negli Stati Uniti di poliziotti accusati di aver consultato i dati relativi alle targhe “per tenere sotto controllo partner, ex e perfino persone sconosciute”.

Anche se quasi tutti gli agenti coinvolti sono stati incriminati e hanno perso il lavoro, è probabile che i casi di questo tipo siano più di 14. Secondo l’Institute for justice solo pochi dei fatti analizzati sono emersi grazie a indagini interne alla polizia. Il presunto comportamento scorretto di un agente è venuto alla luce solo dopo che una vittima ha cercato la propria targa sul sito HaveIbeenflocked. E forse altre vittime hanno avuto paura di sporgere denuncia.

Tutti i sistemi possono essere soggetti ad abusi e forse è ingiusto incolpare la Flock per il comportamento scorretto di alcuni agenti. L’azienda sostiene che sono gli “organi di governo democraticamente autorizzati” a dover stabilire in che modo va usata la sua tecnologia. Tuttavia, come ha osservato Michael Soyfer, avvocato dell’Institute for justice che rappresenta alcuni residenti in cause contro le reti di sorveglianza Alpr, “il problema di questi sistemi è che mettono nelle mani di ogni agente informazioni private sugli spostamenti delle persone.” Il rischio di abusi è enorme.

In realtà si potrebbe dire che la Flock ha facilitato fin troppo gli agenti nell’accesso senza mandato a una banca dati. Un’analisi del 2025 della Electronic frontier foundation (Eff), un’organizzazione non profit di avvocati per la tutela dei diritti digitali, ha scoperto che alcuni dipartimenti di polizia hanno usato la rete della Flock per sorvegliare degli attivisti. Secondo l’Eff e altre organizzazioni servirebbe un mandato per ricerche di questo tipo, mentre con la Flock a un poliziotto basta inserire dei dati nel sistema.

Nel 2025 l’ufficio di uno sceriffo in Texas ha consultato i dati Alpr per rintracciare una donna sospettata di aver gestito autonomamente un aborto. L’agente ha fatto ricerche in 6.809 diverse reti di telecamere, incluse quelle di stati in cui l’accesso all’aborto è tutelato dalla legge. Nel registro della ricerca ha scritto solo: “Ha avuto un aborto, cercare donna”.

Quest’anno la Flock ha annunciato novità per introdurre maggiori garanzie, restringendo la condivisione dei dati. Ciononostante decine di sindaci statunitensi hanno smesso di collaborare con l’azienda.

Le critiche, però, non fermeranno le ambizioni della Flock. Garrett Langley crede che la sua tecnologia di sorveglianza contribuirà a eliminare quasi tutta la criminalità negli Stati Uniti in meno di dieci anni. E la Flock sta espandendo il suo programma di droni. “Potremo avere città senza crimini e libertà civili”, ha detto Langley. “Possiamo avere tutto”. Non ne sono così sicura. Se “avere tutto” significa droni trasformati in strumenti di controllo da un regime sempre più autoritario in combutta con imprenditori tecnologici, preferisco farne a meno. ◆ gim

Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian.

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Questo articolo è uscito sul numero 1664 di Internazionale, a pagina 50. Compra questo numero | Abbonati