“Quando vado a trovare i miei, faccio sempre qualcosa di bizzarro”, racconta Lisa mentre agita le mani e fa un’espressione esagerata. “Sono la buffona di casa. Anche se in realtà non sempre vorrei esserlo”.
È un meccanismo riconoscibile: in famiglia spesso si rimane incastrati nei vecchi ruoli. La scrittrice statunitense Katie Kitamura ne ha parlato di recente in un’intervista: “Quando le persone tornano a casa per le feste, possono ritrovarsi a interpretare una versione passata di se stesse e a riprendere il ruolo che avevano da giovani”.
È comprensibile che le dinamiche familiari siano difficili da scardinare. “Il rapporto con i genitori è il nostro primo legame affettivo. Quello che impariamo in quel rapporto, rimane impresso come un modello”, spiega Susan Bögels, psicoterapeuta e docente di Family mental health & mindfulness all’università di Amsterdam, nei Paesi Bassi, e autrice del libro in uscita Parenting ourselves. Word je eigen veilige hechtingsfiguur (Genitori di se stessi. Diventare la propria figura di attaccamento sicuro).
In una famiglia emergono spesso ruoli fissi: il buffone, la perfezionista, il responsabile, il fannullone. “Una famiglia funziona come un sistema in cui ognuno occupa una posizione specifica. Questi ruoli aiutano a mantenerne l’equilibrio”, dice Bögels. Il ruolo che si ottiene dipende dal carattere, dall’educazione e a volte anche da una predisposizione genetica. Può suonare un po’ generico, ma gli studi scientifici sui ruoli familiari sono ancora pochi.
Strategia di adattamento
Secondo la psicologa clinica Hannie van Genderen, una delle autrici del libro Patronen doorbreken (Rompere gli schemi), questi ruoli di solito nascono come una strategia di adattamento. “In una famiglia con molte tensioni o in cui un fratello o una sorella ha grossi problemi, qualcuno può fare il buffone per tentare di migliorare l’atmosfera”, spiega. Se queste strategie un tempo sono state utili, aiutando il bambino o la bambina a trovare il proprio posto nella famiglia, e diventando rassicuranti, in età adulta possono essere meno efficaci.
Nel suo libro Bögels spiega che le relazioni familiari possono essere stratificate. Ci sono le cosiddette relazioni diadiche, ovvero i legami tra due persone, per esempio tra genitore e figlio. Ma ci sono anche rapporti triadici, in cui ci sono tre persone in gioco contemporaneamente, come nella dinamica tra due fratelli o sorelle e un genitore. “Nelle relazioni triadiche può esserci gelosia”, dice Bögels. “Per esempio, quando fratelli e sorelle si contendono l’attenzione dei genitori, la dinamica tra i due figli può cambiare non appena il genitore è presente”.
Riconoscere gli schemi
Bögels riconosce meccanismi simili anche nella sua vita. “Io, per esempio, ho imparato a compiacere gli altri: dire di sì mentre in realtà vorrei dire di no”. Liberarsi da questi comportamenti è molto difficile. “Aiutano ad avere risultati positivi. Sul piano emotivo sembrano anche utili per evitare sofferenze. Per cambiarli, quindi, bisogna fare qualcosa che ci sembra estraneo”.
Riconoscere gli schemi è un passo importante, dice van Genderen, ma non è sufficiente. “Se si vogliono cambiare questi modelli, bisogna impegnarsi”. Chi, come Lisa, fa spesso la buffona, può chiedersi quale funzione abbia questo comportamento scherzoso. “Quale paura nasconde?”, chiede van Genderen. “Cercare di essere sempre divertenti può essere un modo per non mostrarsi vulnerabili. Oppure forse c’è la paura di essere rifiutati o di non piacere”.
In forme di terapia come la schema therapy si tenta di modificare questi meccanismi. Si può fare in vari modi, uno dei quali è rivivere le vecchie esperienze: i pazienti ritornano con il pensiero a situazioni della loro giovinezza nelle quali si sono sentiti, per esempio, emotivamente trascurati. Il terapeuta offre quindi il sostegno e il riconoscimento mancati in passato. Rielaborare queste esperienze può portare a modificare convinzioni profondamente radicate, come la sensazione di non essere importanti. Solo dopo aver raggiunto questo obiettivo, è possibile sperimentare comportamenti diversi all’interno della propria famiglia. Ma non tutti devono andare in terapia per lavorare sui propri ruoli familiari, sottolinea van Genderen. “Si può fare molto anche da soli”.
Un primo semplice passo è quello di adottare un comportamento diverso. “Se di solito si ha sempre la battuta pronta, si può provare per una volta a fare il contrario”, suggerisce Bögels. Invece di riempire il silenzio con l’umorismo, prova a dire qualcosa di profondo, tipo: “Mi sono accorto che quando c’è questo silenzio mi sento un po’ a disagio”.
Dei piccoli cambiamenti sono già sufficienti a modificare la dinamica familiare. La stessa Bögels se n’è resa conto di recente, quando la sua famiglia ha organizzato i festeggiamenti per il novantacinquesimo compleanno di sua madre. “È sempre mia sorella a creare un sondaggio per scegliere una data che vada bene per tutti”. Questa volta è andata diversamente, perché la madre di Bögels ha chiesto a lei di organizzare la festa. “L’ho trovato interessante, perché di solito non è assolutamente il mio ruolo nella famiglia.”
Uno slittamento così minimo può avere già effetto, dice la studiosa. A volte è più semplice lasciar andare un vecchio ruolo accettando consapevolmente di assumerne un altro. “Così, invece di focalizzarti su quello che non devi fare, ti concentri sul nuovo comportamento”.
Alleati preziosi
Non bisogna però aspettarsi che gli altri parenti condividano automaticamente la propria analisi delle dinamiche familiari. “Non c’è un’unica verità. La tua esperienza è diversa da quella di tuo fratello o di tua sorella”, dice van Genderen. È capitato anche a lei, quando ha confessato ai suoi genitori che le loro liti l’avevano ferita da bambina. “Non capivano di cosa stessi parlando. Per loro erano solo normali discussioni”.
Van Genderen consiglia di cercare alleati all’esterno della famiglia. “Un amico o un’amica può consigliarci nuovi modi di reagire e, dopo, aiutarci a riflettere: cos’è andato diversamente dal solito?”. ◆ vf
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Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 108. Compra questo numero | Abbonati