L’8 ottobre la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha ottenuto una rara vittoria politica quando il parlamento ha approvato una discussa riforma del sistema elettorale. Apparentemente l’obiettivo della nuova legge è favorire la stabilità politica. La camera dei deputati l’ha fatta passare con 227 voti favorevoli e 164 contrari espressi a scrutinio segreto, dopo che Meloni aveva minacciato di dimettersi se fosse stata respinta. “Chi vince le elezioni deve poter governare, e chi viene eletto deve rispondere agli elettori che lo hanno scelto”, ha scritto la presidente del consiglio sui social media dopo il voto, aggiungendo che le nuove regole favoriscono “la stabilità e la coerenza parlamentare di qualunque governo, indipendentemente dal suo colore politico”. Secondo diversi analisti, però, potrebbe essere una vittoria di Pirro, visto che il testo rischia di complicare i piani della sua coalizione per restare al governo anche dopo le prossime elezioni politiche in programma entro la fine del 2027.

Le nuove regole, infatti, incentivano i partiti a formare ampie alleanze prima del voto, costringendo Meloni a fare delle scelte difficili: allearsi con la sua nemesi di estrema destra, l’ex generale Roberto Vannacci, aumentando le possibilità di vittoria, oppure rischiare di essere sconfitta dall’opposizione di centrosinistra.

Meno donne in parlamento

“Il paradosso è che la nuova legge progettata per aiutare Meloni, alla fine le creerà molti problemi”, spiega Daniele Albertazzi, che insegna dottrine politiche all’università del Surrey. “Ora dovrà assolutamente decidere cosa fare con Vannacci. Non può rinviare la questione a dopo le elezioni”. La nuova legge potrebbe incontrare diversi ostacoli dal punto di vista giuridico, dato che molte organizzazioni della società civile sono pronte a presentare dei ricorsi alla corte costituzionale. La legge, soprannominata Stabilicum o Melonellum, dovrebbe mettere fine alla cronica instabilità politica italiana e assicurare una vittoria netta, dando la possibilità di governare con un premio di maggioranza che potrà equivalere al 17,5 per cento dei seggi in ogni ramo del parlamento. Sono stati eliminati i collegi uninominali (che assegnavano più di un terzo dei seggi parlamentari) a favore di un sistema completamente proporzionale, un metodo con cui il centrodestra tende a ottenere risultati migliori. Il premio di maggioranza va alla coalizione vincente, a patto che sia stata formata prima delle elezioni e raggiunga almeno il 42 per cento dei consensi in base a un programma politico concordato e all’indicazione della persona che guiderà il governo.

Questo sta già creando tensioni tra il Partito democratico e il suo presunto alleato, il Movimento 5 stelle. Ma ora che Futuro nazionale, il partito di Vannacci, sta erodendo i consensi alla coalizione di Meloni, anche per la maggioranza attuale sarà difficile ottenere il 42 per cento, a meno di non includere l’ex generale nella coalizione, cosa che Meloni vorrebbe evitare. I parlamentari contrari al nuovo testo criticano anche altri punti della legge, che secondo loro minaccia di aumentare i costi delle campagne elettorali e causerà un forte calo della rappresentanza femminile in parlamento. Albertazzi è convinto che Meloni cercherà di “vendere” la riforma elettorale presentandola come un grande risultato, soprattutto dopo la sconfitta sulla riforma della giustizia: “Ha un argomento convincente per l’elettorato di destra: garantire all’Italia una stabilità futura che vada oltre la sua persona. Sa che la riforma potrebbe ritorcersi contro di lei, ma ormai è troppo tardi per cambiare. Per Meloni è importante essere coerente”.

Roberto D’Alimonte, professore alla Luiss di Roma, è convinto che la legge potrebbe non mantenere le promesse di stabilità. Se non dovesse scattare il premio di maggioranza l’Italia dovrebbe affrontare una situazione di instabilità, visto che il sistema è totalmente proporzionale. “Se nessuna coalizione supererà il 42 per cento sarà il caos”, avverte D’Alimonte. “Sarà difficile formare un governo stabile, perché il sistema politico è frammentato e polarizzato”. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati