A cinque anni dall’inizio dell’intervento militare della coalizione guidata dall’Arabia Saudita nello Yemen, i ribelli sciiti huthi continuano ad avanzare nel nord del paese. Nelle ultime settimane il gruppo ha preso il controllo di alcune aree della provincia di Al Jawf, tra cui la città principale, Hazm, a nordest della capitale Sanaa. Inoltre si è spinto nella provincia di Marib, ricca di risorse e ultima roccaforte nel nord del governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale. L’avanzata degli huthi contro le forze fedeli al presidente Abd Rabbo Mansur Hadi e i loro alleati regionali procede nonostante le grandi risorse finanziarie della coalizione saudita e l’isolamento internazionale del movimento ribelle. Incoraggiato dai progressi militari del gruppo, il leader Abdel Malek al Huthi ha invitato a sospendere gli attacchi. La coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha cominciato le operazioni militari nello Yemen il 26 marzo 2015. In precedenza gli huthi avevano costretto il presidente Hadi a fuggire ad Aden, nel sud del paese, e avevano conquistato gran parte del popoloso altopiano nel centro e nel nord. Controllando le forze aeree, gli huthi erano in grado di bombardare i combattenti filogovernativi ad Aden e così erano riusciti a prendere possesso della città quasi completamente. Hadi era fuggito in Arabia Saudita il giorno prima che Riyadh avviasse l’offensiva. Nel giro di alcuni mesi l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e i loro alleati sul campo hanno respinto gli huthi dal sud dello Yemen verso la loro roccaforte a nord. Secondo il politologo yemenita Abdulnaser Almuwadea, “il maggior successo della guerra è stato aver impedito agli huthi di controllare tutto o gran parte del paese, soprattutto le zone ricche di petrolio e gas. In questo modo il gruppo non è riuscito a ottenere un riconoscimento internazionale”. Sotto un’unica bandiera Ma il conflitto ha provocato quella che l’Onu ha descritto come la peggior crisi umanitaria del mondo, nel paese più povero del Medio Oriente. L’ong Armed conflict location and event data ha calcolato che nella guerra sono state uccise centomila persone, di cui 12mila civili. Secondo il Programma alimentare mondiale, 24 milioni di yemeniti hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre venti milioni vivono in condizioni di insicurezza alimentare. Almuwadea sottolinea che “gli attacchi contro zone e infrastrutture civili hanno ridotto il sostegno degli yemeniti alla guerra, e gli huthi ne hanno approfittato. Il governo è debole o assente e così il gruppo si è rafforzato e ha consolidato la sua presa nel nord”. Il controllo degli huthi su Sanaa e sul nord del paese è saldo, ma il gruppo ha pochi alleati interni, avendo combattuto contro la maggior parte delle altre principali fazioni, tra cui i sostenitori di Hadi, i separatisti del sud, le milizie che appoggiano il partito Islah e i fedeli dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh. Nel 2014 Saleh aveva aiutato il gruppo a prendere il controllo di Sanaa, ma nel dicembre del 2017 è stato ucciso dai combattenti huthi, che sospettavano una sua alleanza con la coalizione saudita. La morte di Saleh ha favorito la convergenza delle forze ostili agli huthi intorno al governo di Hadi, ma quest’alleanza si è dimostrata debole e sono emerse le divisioni. Nell’agosto del 2019 il Consiglio di transizione del sud (Cts), un gruppo secessionista appoggiato dagli Emirati che gode di un ampio sostegno nel sud dello Yemen, ha cacciato le forze governative da Aden. Le violenze sono dilagate in tutto il sud, scatenando i peggiori combattimenti tra forze che si oppongono agli huthi dall’inizio della guerra. Anche le divisioni tra Riyadh e Abu Dhabi, che sostengono rispettivamente il governo e il Cts, si sono fatte più evidenti. Un accordo raggiunto nel novembre del 2019 avrebbe dovuto riportare insieme le due parti, ma non è ancora stato pienamente applicato. “Nell’alleanza contro gli huthi ci sono profonde divergenze ideologiche, che potrebbero essere difficili da superare”, dice Fatima Abo Alasrara, ricercatrice del Middle East institute. “Il governo di Hadi dovrà convincere altre fazioni a unirsi sotto un’unica bandiera, ma potrebbe essere un obiettivo troppo ambizioso”. u fdl
u Il 30 marzo 2020 l’aviazione saudita ha condotto una serie di raid su Sanaa, la capitale dello Yemen, in risposta al lancio di due missili rivendicato dai ribelli huthi. I raid hanno preso di mira siti di stoccaggio, assemblaggio e installazione di missili balistici e droni. I missili lanciati dagli huthi il giorno prima, diretti verso Riyadh e Jazan, erano stati intercettati e distrutti.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1352 di Internazionale, a pagina 33. Compra questo numero | Abbonati