La foto lo ritrae sorridente sulla copertina della rivista Forbes Africa, circondato da banconote che cadono come coriandoli. È il giugno del 2016. Obinwanne Okeke, 28 anni, è al settimo cielo. È stato appena inserito nella lista dei trenta più importanti giovani imprenditori africani. Diciassettesimo figlio di un uomo poligamo e della sua quarta moglie, Okeke ha perso il padre quando aveva 16 anni. La madre, insegnante, ha dovuto fare vari lavori per permettere ai figli di studiare. Crescere a Ukpor, un villaggio nel sudest della Nigeria, dove le scarpe da ginnastica o un Game Boy erano considerati un lusso, è stato difficile, ha confessato nel 2018 in un’intervista alla Bbc.

Ma Okeke non ha mollato. Ha studiato in Sudafrica e in Australia, e ha preso un master in relazioni internazionali e antiterrorismo alla Monash university, a Melbourne. Nel 2013 ha fondato un’azienda in Nigeria. Si occupava di alloggi a basso costo e abitazioni ecologiche. In seguito l’attività si è allargata al Sudafrica, al Botswana e allo Zambia, con un giro d’affari di quasi dieci milioni di dollari. Okeke ha chiamato l’azienda Invictus, un riferimento a una poesia di William Ernest Henley che parla di resistenza di fronte alle avversità. Si dice che fosse la preferita di Nelson Mandela. “Invictus si occupa di edilizia, agricoltura, petrolio, gas, telecomunicazioni e immobili”, scriveva Forbes Africa nella voce dedicata a Okeke.

Ale&Ale

Accanto al suo impero imprenditoriale però Okeke portava avanti varie attività criminali, ha scoperto in seguito l’Fbi. Il giovane imprenditore è stato coinvolto in una serie di truffe online a partire dal 2015, quindi anche nel periodo in cui era apparso sulla copertina di Forbes.

Il 6 agosto 2019 è stato arrestato all’aero­porto di Washington-Dulles, in Virginia, per le truffe commesse ai danni di un’azienda a cui aveva rubato quasi undici milioni di dollari. Il 18 giugno 2020 Okeke si è dichiarato colpevole di associazione a delinquere finalizzata alla frode informatica e il 6 dicembre un giudice ha ordinato la confisca del suo conto corrente. Rischia fino a vent’anni di prigione. L’ascesa e la caduta di Okeke sono il prodotto di un tipo di truffa molto diffuso, la Business email compromise (Bec).

La storia dei truffatori nigeriani comincia negli anni novanta, quando in tutto il paese proliferavano gli internet café e l’accesso alla rete diventava sempre più comune. All’epoca alcuni giovani, chiamati “Yahoo boys”, diventarono famosi per le truffe in cui raggiravano le vittime – di solito soldati statunitensi nelle zone di guerra in Medio Oriente – che ingannavano fingendo di essere delle donne innamorate o presentandosi come ricchi membri di una famiglia reale che avevano bisogno di aiuto per sbloccare il denaro intrappolato in qualche intoppo burocratico. Oggi gli Yahoo boys sono abbastanza famosi da essere entrati nella cultura popolare del paese.

Caccia al ricco

Oggi invece di accontentarsi di piccole truffe, gli impostori prendono di mira le caselle di posta elettronica delle aziende occidentali, spingendole a effettuare bonifici a favore di presunti fornitori esteri che successivamente trasferiscono il denaro sui conti bancari dei truffatori. Quando il piano riesce, il bottino è enorme. Di solito si scelgono dirigenti di alto livello, in genere amministratori delegati o direttori finanziari. Per esempio Olalekan Jacob Ponle, detto Mr. Woodbery, è stato arrestato a giugno a Dubai con l’accusa di aver rubato 15,2 milioni di dollari a un’azienda di Chicago.

Le truffe ai danni delle aziende coinvolgono individui che vivono in varie aree del mondo. Di conseguenza, per scoprirle, è necessaria una collaborazione internazionale tra le autorità dei diversi paesi: Mr. Woodbery è stato estradato negli Stati Uniti dopo essere stato arrestato dalla polizia di Dubai. Nel 2019, nel quadro dell’operazione internazionale di polizia Operation reWired, sono state arrestate 281 persone per aver partecipato a truffe Bec, di cui 167 solo in Nigeria. Altri arresti sono stati fatti in paesi come Turchia, Giappone e Italia. Dato che tutte le vittime erano statunitensi, i casi sono all’esame di tribunali americani. Paul Delacourt, vicedirettore dell’ufficio operativo dell’Fbi a Los Angeles, ha dichiarato che nel 2019 i soldi sottratti attraverso le truffe Bec ammontavano a 1,7 miliardi di dollari.

L’arresto di Okeke ha spazzato via la sua immagine d’imprenditore ambizioso e onesto, amante delle sfide impossibili

Pesce d’aprile

Il crimine che ha fatto finire in carcere Okeke risale al 1 aprile 2018. È stato forse il pesce d’aprile più redditizio di sempre. La vittima era la Unatrac Holding, una società che si occupa delle esportazioni della Caterpillar, l’azienda britannica che produce macchine agricole e per l’industria pesante. La Unatrac ha sede a Slough, una cittadina a circa 45 minuti da Londra. Un giorno il direttore finanziario della Unatrac ha ricevuto un’email con un link di autenticazione relativo al suo account Microsoft Office 365, in cui ha poi inserito nome utente e password. In realtà si trattava di un sito falso creato da Okeke e da alcuni complici per ottenere l’accesso alla casella email del direttore finanziario. In seguito gli hacker hanno inviato all’uomo alcune fatture da un indirizzo che simulava quello di un venditore, usando modelli di fatture e loghi trovati proprio dentro l’account del direttore finanziario. Pochi minuti dopo le fatture false sono state inoltrate all’ufficio amministrativo della Unatrac dalla casella email del direttore finanziario.

Visto che non c’era motivo di dubitare della provenienza della richiesta di un bonifico, tra l’11 aprile e il 19 aprile 2018 la Unatrac ha fatto circa quindici pagamenti. L’azienda che apparentemente aveva inviato le fatture false, la Pak Fei Trade Ltd, ha ricevuto in totale più di tre milioni di dollari, finiti su conti bancari all’estero. In totale la Unatrac ha perso quasi 11 milioni di dollari.

Più o meno nello stesso periodo in cui era in corso la truffa, Okeke è intervenuto all’Africa summit della London school of economics insieme a nomi noti come il presidente ghaneano Nana Akufo-Addo e altri uomini d’affari africani. Negli stessi giorni Okeke ha concesso anche l’intervista alla Bbc, raccontando storie della sua infanzia povera.

Quando la Unatrac ha scoperto il raggiro ormai era troppo tardi per annullare le transazioni. Secondo l’Fbi solo una piccola parte del denaro è stata recuperata.

Secondo Eniola Fadare, esperto nigeriano di cibersicurezza, i truffatori fanno affidamento sul fatto che le persone non fanno molta attenzione ai messaggi che sembrano provenire da fonte sicura. “Visto che gli amministratori delegati pagano milioni di dollari per la sicurezza, presumono di non dover prendere ulteriori precauzioni”, spiega Fadare. “È a queste persone che puntano i truffatori. Non certo a uno stagista, che non può permettersi di commettere un errore”.

La Unatrac ha contattato l’Fbi nel giugno 2018. Il mese successivo è stata aperta un’inchiesta. I tentativi di individuare chi aveva truffato l’azienda hanno portato a scoprire qualcosa. Inizialmente l’Fbi ha notato un indirizzo email falso, iconoclast1960@gmail.com, a cui era stato inviato un documento scaricato dall’account OneDrive del direttore finanziario. L’indirizzo iconoclast1960@gmail era stato usato per registrare vari siti web finalizzati al phishing (cioè a “far abboccare” le vittime spingendole con l’inganno a fornire dati riservati, come numeri di carte di credito e simili).

Grazie a un mandato di perquisizione federale, le autorità hanno ricevuto informazioni su iconoclast1960@gmail.com direttamente da Google. Questo gli ha permesso di scoprire i diversi progetti fraudolenti per cui era stato usato l’account, che andavano dalla violazione di pc alle chat con i complici per creare siti web contraffatti e ottenere le password delle caselle di posta. L’Fbi ha dichiarato di aver trovato più di seicento password, copie di passaporti e patenti di guida. Gli inquirenti hanno rintracciato anche i messaggi relativi ai bonifici provenienti dalla Unatrac, oltre alle prove relative a un caso precedente. All’epoca Okeke viveva ad Abuja, la capitale della Nigeria.

Le nuove prove

I registri di Google si sono rivelati molto utili. L’email di recupero dell’account della casella di posta incriminata era alibabaobi@gmail.com, a sua volta legata a Okeke. Google tiene traccia di tutti gli account a cui si accede da un dispositivo usando lo stesso browser. Questo indica che probabilmente sono stati usati dalla stessa persona. Uno degli account collegati era registrato con un’email su Nairaland, un popolare forum nigeriano simile a Reddit. Sull’account Nairaland era indicato il profilo Twitter @invictusobi, che apparteneva a Okeke. Il profilo Twitter, a sua volta, rimandava alla pagina Instagram dell’imprenditore.

Okeke, molto attento alla sua immagine, era un utente accanito di Instagram, dove raccontava spesso le sue avventure in giro per il mondo. Alla fine però questa passione gli è costata cara. I registri di Goo­gle hanno evidenziato che in tre diverse occasioni l’utente che controllava iconoclast1960@gmail.com era entrato nell’account mentre si trovava alle Seychelles, a Londra e a Washington. Nelle date corrispondenti, Okeke aveva pubblicato sul suo profilo Instagram foto che lo ritraevano in quegli stessi paesi.

Ulteriori controlli hanno portato a nuove prove. La ricerca della parola “invictusobi” sull’account iconoclast1960@gmail.com ha prodotto un dato fondamentale: il 1 marzo 2016 la foto di una vasca da bagno bianca vicino a porte di legno con lastre di vetro era stata inviata via email all’indirizzo invictusobi@icloud.com. Quel giorno Okeke aveva postato la stessa foto su Instagram. Questo dimostrava che era lui a controllare l’indirizzo email usato nella truffa alla Unatrac. L’Fbi ha arrestato Okeke nel giorno in cui sarebbe dovuto rientrare in Nigeria dopo un viaggio negli Stati Uniti.

Per più di un anno il governo degli Stati Uniti ha condotto le sue indagini e ha preparato il processo contro Okeke, che a quanto pare non ha mai sospettato di essere indagato. Il caso di Okeke ha fatto scalpore in Nigeria: molti si sono chiesti come mai un rispettato imprenditore si era lasciato coinvolgere in quei crimini.

L’arresto di Okeke ha spazzato via la sua immagine d’imprenditore ambizioso amante delle sfide impossibili. Fino a quando è rimasto sotto i riflettori, Okeke si è ritagliato l’immagine di giovane e instancabile lavoratore. Molti sono rimasti sorpresi dal fatto che non era la persona che diceva di essere. Osservando su Instagram la vita di lusso di alcuni truffatori non era difficile sospettare che fossero coinvolti in attività illecite. Ma chi avrebbe potuto pensare che lo stesso valeva per un imprenditore colto e qualificato?

Biografia

1987 Nasce a Ukpo, in Nigeria.
2003 A sedici anni fonda la prima azienda.
2016 L’edizione africana della rivista di economia Forbes lo inserisce tra i trenta giovani imprenditori più importanti del continente.
agosto 2019 L’Fbi lo arresta per aver organizzato una truffa online ai danni dell’azienda britannica Unatrac.


Okeke, in un certo senso, ha portato avanti contemporaneamente due truffe: il raggiro ai danni della Unatrac e il tentativo di ripulire la propria immagine con appassionanti storie personali, con cui ha convinto l’opinione pubblica a credere in lui e ha spinto testate rispettabili come la Bbc e Forbes a tessere le sue lodi.

Non è chiaro perché Okeke, dopo essersi professato innocente, in seguito abbia ceduto e abbia ammesso i reati commessi. Nella sua richiesta di patteggiamento ha rinunciato al diritto di appello e ha promesso di non rivendicare “i guadagni delle altre truffe”.

La Nigeria ha sempre avuto un rapporto complesso con i truffatori online. Molte persone sostengono che gli Yahoo boys infangano l’immagine del paese e che sono uno dei motivi per cui i nigeriani quando chiedono un visto sono sottoposti a controlli più rigidi rispetto agli altri cittadini. Diverse piattaforme di pagamento, tra cui PayPal, non sono attive in Nigeria oppure offrono un accesso limitato ai nigeriani.

Come Robin Hood

Gli Yahoo boys sostengono che la povertà li costringe a organizzare le truffe. Chi li difende sostiene che rubano i ricchi per dare ai poveri come Robin Hood dei giorni nostri, una forma di risarcimento per i crimini dello schiavismo e del colonialismo. Dopotutto, secondo Forbes Africa, Okeke nel 2016 aveva 128 dipendenti. I nigeriani ammettono che i truffatori sono colpevoli, ma non li considerano diversi dai politici che si appropriano dei fondi pubblici.

Un truffatore che ha concesso un’intervista a Rest of the World considera il raggiro un mezzo di sussistenza: “Cerco solo di dar da mangiare alla mia famiglia”. L’uomo non ha mai trovato un lavoro dopo la laurea in economia nel 2016.

Nel 2018 il 23 per cento dei 180 milioni di abitanti della Nigeria era disoccupato. La percentuale è destinata a crescere a causa della pandemia. Quando gli abbiamo chiesto se avesse paura di essere arrestato, l’uomo ha risposto, “ci sono rischi, ma ci sono anche modi per fare attenzione; inoltre le piccole quantità di denaro di solito non vengono tracciate, a meno che il cliente non sporga denuncia” (gli Yahoo boys chiamano “clienti” le loro vittime). L’uomo si dedica alle truffe dal 2016, ma vorrebbe cambiare vita.

Nell’intervista alla Bbc, Obinwanne Okeke criticava il modo in cui il presidente nigeriano Muhammadu Buhari aveva descritto i giovani del suo paese, definendoli “pigri”. Diceva di sentirsi “offeso” dalle parole di Buhari.

L’intervista è stata trasmessa il 26 aprile 2018, solo una settimana dopo la conclusione della truffa alla Unatrac, mentre Okeke “arrotondava” facendo l’imprenditore onesto. “Cerco di lavorare in un paese dove non esiste un ambiente favorevole alle piccole aziende”, raccontava alla Bbc, “sicuramente non sono un ragazzo pigro”. ◆ as

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1391 di Internazionale, a pagina 56. Compra questo numero | Abbonati