Hope

Alla periferia di Hope, cittadina nella zona demilitarizzata della Corea del Sud, un gruppo di cacciatori s’imbatte nella carcassa di una mucca orrendamente massacrata. È il primo indizio che qualcosa di pericoloso si aggira nei dintorni. Il capo della polizia Beom Seok (Hwang Jung-min) tornando in città dopo aver esaminato la carcassa s’imbatte in altre prove di devastazione: squarci enormi aperti negli edifici, cadaveri disseminati ovunque. Spari ed esplosioni cominciano a risuonare dappertutto. L’intera città è nel caos. La prima ora del film è puro cinema d’azione, implacabile, martellante e splendidamente filmata. Ma per tutta la durata del film il luccichio del miglior Spielberg si fonderà con il dinamismo di George Miller. Forse Hope non raggiunge il livello di Mad Max. Fury road, da cui indubbiamente trae ispirazione, però pochi film ci riescono. Detto questo non sorprende che sia stato selezionato per il concorso principale al festival di Cannes. Non c’è un solo momento di noia e i suoi numerosi picchi di azione esaltante sono spesso stemperati da momenti esilaranti. Realizzato in modo brillante e girato magnificamente, non possiamo che sperare che questo film scatenato ottenga quello che il sorprendente finale suggerisce: un seguito all’altezza. John Bleasdale, Sight & Sound

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Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati