L’acclamato documentarista Lance Oppenheim ha sfornato un thriller drammatico, eccessivo e un po’ pesante che, nonostante un’elaborata atmosfera, non sembra sicuro di cosa voglia dire su mass media, moralità o qualsiasi altra cosa. Lo spunto è il controverso reality To catch a predator, andato in onda tra il 2004 e il 2008, in cui gli autori, fingendosi dei minorenni, attiravano presunti predatori sessuali in “case-trappola” dove venivano smascherati e consegnati alla polizia, dando vita a momenti televisivi di grande effetto. Mettendo da parte gli aspetti legali che seguivano la messa in onda, il film sembra preoccuparsi più che altro delle beghe che emergono dietro le quinte. Pattinson è convincente nel ruolo del pomposo conduttore dello show, Merritt Wever interpreta Andie Bender, una cinica dirigente televisiva (che è personaggio fittizio), corteggiata da un altro network, e Skyler Gisondo interpreta Dan Plumb (altro personaggio fittizio), aspirante attore dall’aspetto infantile che funge da esca. La tensione sale quando tutti si rendono conto di dover fare qualcosa per mantenere alti gli ascolti. Sorgono così anche alcune intriganti ipotesi di complotto, che però non portano a nulla. Peter Bradshaw, The Guardian
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati