Leggere Il peggio arriva dopo dell’argentina Mariana Enriquez è stato catartico. Sapevo di ritrovarmi tra quelle pagine, ma gli ultimi capitoli mi hanno colta alla sprovvista. Ho finito il libro un venerdì all’alba, dopo qualche bicchiere di birra, in una nuvola di fumo. Mi sono chiusa in bagno con il romanzo, in un gesto violento e disperato, tra le lacrime. È proprio come si dice: un romanzo di vampiri senza vampiri, che racconta la scena underground argentina degli anni novanta. I ribelli, i froci, gli strambi, i bellissimi, la bellezza luciferina e l’eterna adolescenza. L’innocenza manipolatrice di un enfant terrible come Rimbaud, come Facundo, e perturbazioni alla Lautréamont. È un romanzo adolescenziale, e non avrebbe potuto essere scritto altrimenti. Enriquez si abbandona al vagabondaggio giovanile, in un delirio di cocaina, marijuana e alcol, ma anche di amore, sesso e musica, che accompagna quelle notti buie e la repulsione per il sole e l’alba. A sconvolgermi sono state soprattutto le terribili allucinazioni di Narval, uno dei protagonisti, così profondamente legate alla sessualità. Narval mostra una certa sensibilità, Facundo, al contrario, un’indifferenza quasi assoluta. Eppure li unisce un amore goffo e traboccante, insieme a incubi che li trasformano in vampiri e li costringono a vivere di notte. È un libro che interroga i limiti dell’esistenza umana, un viaggio verso la dipendenza, l’amore e la morte. Enriquez non fugge dagli orrori: li evoca e li esorcizza.
Beatriz A. Menelik,
Alcantarilla

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati