a Erika Mann, la figlia dello scrittore Thomas Mann che accompagna il padre in un viaggio dalla California (dove il Nobel si è rifugiato prima della seconda guerra mondiale) alla Germania devastata del 1949, per ritirare dei premi. Fanno tappa nella Germania Ovest alleata, poi nella Germania Est occupata dai sovietici. Il viaggio dei Mann, tra discorsi e premiazioni, illustra chiaramente le sfide che perfino le visioni più illuminate dell’umanità dovettero affrontare dopo l’inferno della seconda guerra mondiale. Pawlikowski, in un’opera in bianco e nero che riesce a dimostrare intelligenza e bellezza cinematografica in metà del tempo (82 minuti) di opere di altri autori affermati, crea una tragedia dell’esilio che in definitiva non riguarda un autore anziano o la sua famiglia, ma tutti noi, che viviamo in un mondo che non riconosciamo più. Né allora né, visti i tempi, oggi.

Una brillante Sandra Hüller interpreta Erika Mann, la figlia dello scrittore Thomas Mann che accompagna il padre in un viaggio dalla California (dove il Nobel si è rifugiato prima della seconda guerra mondiale) alla Germania devastata del 1949, per ritirare dei premi. Fanno tappa nella Germania Ovest alleata, poi nella Germania Est occupata dai sovietici. Il viaggio dei Mann, tra discorsi e premiazioni, illustra chiaramente le sfide che perfino le visioni più illuminate dell’umanità dovettero affrontare dopo l’inferno della seconda guerra mondiale. Pawlikowski, in un’opera in bianco e nero che riesce a dimostrare intelligenza e bellezza cinematografica in metà del tempo (82 minuti) di opere di altri autori affermati, crea una tragedia dell’esilio che in definitiva non riguarda un autore anziano o la sua famiglia, ma tutti noi, che viviamo in un mondo che non riconosciamo più. Né allora né, visti i tempi, oggi. Nicolas Rapold, Sight&Sound

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati