Nelio Biedermann (Joel Saget, Afp/Getty)

Negli ultimi anni dell’impero asburgico, nella famiglia Lázár nasce uno strano bambino dalla pelle traslucida. Si chiama Lajos e sarà l’ultimo barone di una stirpe aristocratica destinata a precipitare nelle “profondità rosso sangue” del novecento. Il vasto e indisciplinato romanzo di Nelio Biedermann (classe 2003) segue la famiglia dai giorni dello splendore imperiale al crollo della monarchia, attraverso due guerre mondiali, la collaborazione dell’Ungheria con i nazisti, l’occupazione sovietica e la rivoluzione del 1956. Liberamente ispirato alla storia della famiglia di Biedermann, il romanzo comincia come una fiaba gotica, ricca di dettagli storici e svolte surreali. Gran parte della vicenda si svolge nella sontuosa tenuta di campagna dei Lázár, che tiene la famiglia saldamente ancorata al proprio passato. Biedermann evoca magnificamente l’atmosfera di una dimora infestata ai margini di una foresta sinistra, con una narrazione sempre sul confine del realismo. I componenti della famiglia vengono “inghiottiti” dal bosco, lettere e documenti spariscono nella casa, i quadri nascondono messaggi e i sogni invadono la vita diurna. I Lázár danno per scontata la propria ricchezza. Anche mentre la monarchia sprofonda “nella palude del Danubio”, Lajos sogna di rivivere l’età d’oro della nonna, tanto stravagante da farsi trasportare in treno la sua mucca da latte personale ovunque andasse. Nel 1948 gli ufficiali sovietici concedono alla famiglia un’ora per lasciare la tenuta. Terra, casa e beni vengono espropriati. Lajos, che per tutta la vita “era stato qualcuno senza dover fare nulla perché ciò accadesse”, da un giorno all’altro è un uomo distrutto. Dapprima Lajos ammira Hitler, poi passa al “disprezzo e a una cupa paura”. Assiste alla deportazione verso Auschwitz di migliaia di ebrei ungheresi e cerca di placare il senso di colpa dando rifugio a un prete antifascista. La sua principale preoccupazione resta salvare la tenuta. I Lázár oscillano così tra passività e complicità, mentre Biedermann racconta il sovvertimento della vecchia gerarchia con un’abile ambivalenza, senza offrire una comoda resa dei conti morale. _I Lázár _è soprattutto un romanzo esaltante che trova un modo audace di raccontare un’epoca caotica in cui ogni certezza è venuta meno.
Elvia Wilk, **
**The New York Times

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati