“La storia della punteggiatura è la storia dell’umanità”, sostiene la ricercatrice Florence Hazrat, autrice dell’avvincente On the mark, una storia ricca di punti e virgole che comincia nel mondo antico. Scopriamo così che per Cicerone e altri autori romani la punteggiatura era roba da dilettanti. Per gli oratori esperti buona parte del divertimento stava nell’interpretare una scrittura praticamente incomprensibile. Diverso era per i predicatori cristiani. Una pausa al momento sbagliato, per esempio, poteva mettere in discussione la divinità di Cristo. Sembra che a introdurre gli spazi furono i monaci irlandesi nell’ottavo secolo, e in generale nel medioevo simboli di vario genere diventarono un’importante guida per i predicatori cristiani. Il boom definitivo arrivò nel rinascimento, durante il quale gli italiani inventarono virgole, punti e virgole e parentesi. Fu poi la stampa a diffondere e standardizzare una volta per tutte la punteggiatura, più o meno come la conosciamo. Ma non mancano dubbi e dispute che arrivano fin quasi ai giorni nostri.
The Economist
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Questo articolo è uscito sul numero 1681 di Internazionale, a pagina 121. Compra questo numero | Abbonati