di Omero non sorprende. Alla ricerca di un’estetica originale Nolan gioca la carta del primitivismo grandioso. Cieli minacciosi, mari in tempesta, interni scuri, deformità di mondi magici, battaglie “omeriche”, una colonna sonora percussiva e dissonante. Si tratta di un tentativo lodevole, nonostante il potenziale mal di testa causato dall’assordante trasposizione di un poema in un viaggio cinematografico. Alcuni episodi dell’Odissea, come gli incontri con il ciclope Polifemo o la maga Circe, sono visivamente suggestivi. Il film, tuttavia, vacilla sui personaggi. Anne Hathaway-Penelope, Tom Holland-Telemaco, Charlize Theron-Calipso, Robert Pattinson-Antinoo e Zendaya-Atena lasciano una sensazione di delusione. Ulisse stesso, interpretato dal muscoloso Matt Damon, è ben lontano dall’astuto eroe omerico. Mettendo da parte le polemiche razziste sulle scelte di casting – in particolare sulla scelta dell’attrice messicano-keniana Lupita Nyong’o per il personaggio di Elena – ci si potrebbe lamentare però della totale mancanza di profondità dei personaggi. Infine, vale la pena di chiedersi se una denuncia da 250 milioni di dollari dell’arroganza greca non manchi di un minimo di credibilità morale.
Jacques Mandelbaum, **
**Le Monde
In vent’anni di carriera Christopher Nolan ha raggiunto lo status di “super-autore” di Hollywood, mentre il concetto stesso di autore, nella sua forma più pura e semplice, è stato silenziosamente accantonato. Il motivo è chiaro. Le sue narrazioni costantemente intricate, basate su concetti mutuati dalle scienze esatte o dalla filosofia, la sua propensione per l’eccesso visivo e sonoro, unite a budget astronomici, rendono ciascuno dei suoi film una sorta di cattedrale autoriale, permettendo al cinema statunitense di acquisire una coscienza universale. Negli ultimi anni Nolan si è dedicato esclusivamente a progetti monumentali, perciò una sua rilettura dell’Odissea di Omero non sorprende. Alla ricerca di un’estetica originale Nolan gioca la carta del primitivismo grandioso. Cieli minacciosi, mari in tempesta, interni scuri, deformità di mondi magici, battaglie “omeriche”, una colonna sonora percussiva e dissonante. Si tratta di un tentativo lodevole, nonostante il potenziale mal di testa causato dall’assordante trasposizione di un poema in un viaggio cinematografico. Alcuni episodi dell’Odissea, come gli incontri con il ciclope Polifemo o la maga Circe, sono visivamente suggestivi. Il film, tuttavia, vacilla sui personaggi. Anne Hathaway-Penelope, Tom Holland-Telemaco, Charlize Theron-Calipso, Robert Pattinson-Antinoo e Zendaya-Atena lasciano una sensazione di delusione. Ulisse stesso, interpretato dal muscoloso Matt Damon, è ben lontano dall’astuto eroe omerico. Mettendo da parte le polemiche razziste sulle scelte di casting – in particolare sulla scelta dell’attrice messicano-keniana Lupita Nyong’o per il personaggio di Elena – ci si potrebbe lamentare però della totale mancanza di profondità dei personaggi. Infine, vale la pena di chiedersi se una denuncia da 250 milioni di dollari dell’arroganza greca non manchi di un minimo di credibilità morale. Jacques Mandelbaum, Le Monde
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Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati