I newyorchesi di questo romanzo sono giovani, alla moda, disorientati e ripiegati su se stessi. Vivono nel Lower East side, in monolocali e loft fatiscenti, portano ciocche di capelli tinte di colori accesi e si chiedono come riusciranno a pagare l’affitto. Julie, la narratrice di La colorista, secondo romanzo di Susan Daitch, lavora per una casa editrice di fumetti, colorando le tavole di una serie intitolata Electra, una fantasia fantascientifica incentrata su una ragazza guerriera costantemente nei guai. Per lei, “due destini, il matrimonio felice e la morte, potevano essere sfiorati ma non dovevano mai essere davvero raggiunti”, scrive Daitch. “Per chiunque o qualunque cosa nello spazio, innamorarsi di Electra, anche solo superficialmente, era inutile. L’amore per Electra era destinato al fallimento, e la morte rimaneva una questione di continui incontri ravvicinati, ma senza mai segnare la fine definitiva”. Quando la serie viene soppressa, Julie perde il lavoro e comincia a inventare a casa una propria versione di Electra: l’eroina precipita sulla Terra, diventa una senzatetto e si sente smarrita e confusa, uno stato d’animo che riflette il vissuto della stessa Julie.
Michiko Kakutani,
The New York Times (1990)
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Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 81. Compra questo numero | Abbonati