Rosebush pruning

, scritto da Efthimis Filippou, cosceneggiatore di molti dei film più folli di Yorgos Lanthimos, è liberamente ispirato al classico di Marco Bellocchio I pugni in tasca (1965), e penso che il regista italiano dovrebbe avere il diritto di dare la caccia a chi l’ha realizzato, per puro divertimento. Questa sgargiante carrellata di perversioni intende essere scioccante e trasgressiva e gli elementi ci sono. Un cast attraente – tra cui Callum Turner, Riley Keough, Jamie Bell ed Elle Fanning – interpreta una famiglia statunitense profondamente disfunzionale, che si è trasferita in Spagna ed è al centro di un vortice psicosessuale di incesti, omicidi, tradimenti e fluidi corporei. Da quando la madre è stata sbranata dai lupi, la famiglia vive nel lusso grazie all’eredità, con i figli che si prendono cura del padre cieco e giudicante. L’unico fratello con una vita che si avvicina alla normalità è Jack (Bell), segretamente desiderato dal fratello epilettico Robert e dalla sorella Anna (Keough), quest’ultima invidiosa di Martha (Fanning), la fidanzata chitarrista di Jack. Dire di più significherebbe togliere parte dell’effetto shock al film. Diciamo solo che dietro l’incesto si cela qualcosa di più di una semplice attrazione. In tutto il film si percepisce il tentativo di coinvolgerci nella sua follia. Le idee sulla classe sociale, sulla famiglia, sul desiderio, sulla repressione, sul denaro, sul patriarcato e sulla libertà fluttuano nell’aria. I pugni in tasca fu un’opera rivoluzionaria, una granata cinematografica, realizzata in modo impeccabile e lanciata contro il rigido conformismo borghese degli anni sessanta. Quello di Karim Aïnouz è solo ispirato al film di Bellocchio, quindi forse è crudele paragonarli. Ma è difficile non farlo, perché I pugni in tasca offre un devastante contrappunto ai fallimenti di Rosebush pruning. Bilge Ebiri, Vulture

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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati