Questo album prende il nome da una torre di guardia vicino a Siviglia che un tempo dominava i galeoni spagnoli mentre salpavano per il nuovo mondo e tornavano con tesori saccheggiati, musicali o di altro tipo. Christina Pluhar ha creato un album intriso di una gamma di suoni che spazia da arpe e percussioni all’urgenza delle maracas, fino a collegarsi direttamente al barocco, sempre con la maliziosa allegria musicale dell’ensemble L’Arpeggiata. Il compositore spagnolo Alonso Mudarra (c. 1510-1580) occupa un posto di rilievo. Le sue prime composizioni sono sorprendenti, un po’ come un Dowland spagnolo. Della generazione successiva, la musica per chitarra di Santiago de Murcia (1673-1739) si mescola con influenze americane. Il suo Fandango – qui in un arrangiamento moderno – è incredibilmente bello. L’apertura di Cumaná 500 años è irresistibilmente fluida, e quando Pluhar inserisce una romanesca il risultato è riuscito, anche se un po’ artificioso. Ma il punto di partenza di questo album è forse _Yo vengo regando flores _di Agustin “Chupa Caña” Rivas, un coinvolgente merengue. Il torrente di musica gioiosa si basa sulle straordinarie abilità dei musicisti, e Pluhar rimane modestamente nell’ombra. Una delizia, in tutto e per tutto.
**Edward Breen,
Gramophone
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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati