Arte post-nera

Studio museum di Harlem,
New York, fino al 6 settembre

Nel 2001 lo Studio museum aveva inaugurato Freestyle, una collettiva che da un giorno all’altro lanciò una nuova generazione di giovani artisti neri sull’autostrada della cultura. L’interesse si è confermato in cinque rassegne successive che hanno condiviso il principio di ricerca dell’arte post-nera, una classificazione coniata da Thelma Golden, da anni direttrice del museo. La complessa nozione di blackness è ciò che i 17 artisti di origine africana e afro-latina proiettano in quest’ultima rassegna intitolata Fade, che si muove a un ritmo più pacato. Le opere sono intime, introverse, formalmente eccentriche, perfino ossessive. E l’atmosfera è, da subito, selvaggia.

The New York Times

Cathy de Monchaux

Palais de Tokyo, Parigi,
fino al 13 settembre

La prima retrospettiva in Francia della scultrice britannica fa parte della nuova stagione di mostre del Palais che affronta il tema della disabilità e della fragilità. Un cuore in velluto rosso sangue e ottone fissato su un asse centrale, tra il portagioie e lo strumento di tortura, s’intitola C’era una volta il sesso (1992). Per Cathy non esistono favole senza crudezza e violenza. Accanto all’amore e alla sensualità, ci sono repulsione e angoscia. Otto lingue senza pelle pendono in mezzo a ciuffi di pelliccia montati su strutture gotiche in ferro battuto. L’opera, prodigiosa e spaventosa, a ventisei anni dalla sua creazione è stata restaurata e i dettagli sono finalmente emersi.

Libération

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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati