Nel 2023 questa rock band belga ha debuttato comportandosi come un Dj Shadow al contrario, campionando le sue improvvisazioni e trasformandole in canzoni pop d’avanguardia. Alla fine il suo primo album era poco coeso, mentre il nuovo Symbols è decisamente più compiuto. Nonostante i titoli complicati dei brani, Symbols non è un lavoro ostico e le sue composizioni pop strane delizieranno gli appassionati di suoni psichedelici e intelligent dance music. Gli Avalanches e il già citato DJ Shadow restano dei maestri per il quartetto, ma anche il pop sperimentale degli albori (come i White Noise) e il dub hanno un certo peso. Questi otto brani sono collage sonori spettrali, con chitarre post-punk, flauti e percussioni poliritmiche; la voce di Ferre Marnef racconta osservazioni irriverenti che sembrano provenire da un’altra canzone. È proprio il senso d’inquietudine a dare a Symbols il suo fascino: la produzione è impeccabile, ma c’è qualcosa di profondamente misterioso in questo disco.
Cal Cashin, The Quietus
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Questo articolo è uscito sul numero 1666 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati