Nel mondo del fitness, colossi come Apple Fitness+, Strava e MyFitnessPal dominano il mercato. Sono app ampiamente usate dagli appassionati dell’attività fisica e non sono più semplici strumenti di conteggio, ma veri e propri social media, scrive Business Insider: qui gli allenamenti sono sia un contenuto sia uno strumento di aggregazione.

Queste app registrano, analizzano, condividono ogni cosa e alcune possono tracciare l’attività fisica tramite gps. Si stima che il mercato globale sia stato nel 2025 intorno ai 12,12 miliardi di dollari e si prevede che raggiungerà i 33,58 miliardi di dollari entro il 2033. “Secondo un report di Grand View Research, nel 2023 le fitness app sono state scaricate circa 858 milioni di volte a livello globale”. Il successo di questi strumenti dipende in gran parte dalla loro efficacia. Diversi studi indicano che aumentano l’aderenza all’attività fisica e aiutano le persone a mantenere routine più regolari. I feedback continui e la possibilità di condividere i propri risultati, confrontarsi con altri sportivi e partecipare a sfide, aumentano ulteriormente la motivazione.

Secondo diversi studiosi della cultura digitale, però, le app di fitness non promuovono solo il benessere fisico, ma rischiano di trasformare il corpo in un insieme di dati da misurare e migliorare, in una logica di efficienza e produttività. La cultura del self-tracking favorirebbe una sorta di autosorveglianza e ottimizzazione permanenti, che riflettono una visione neoliberista del corpo come capitale da valorizzare. Le persone sono spinte a gestirsi come un progetto imprenditoriale, attraverso parametri di efficienza, competitività, controllo e miglioramento continuo, che diventa così una forma di autoimprenditorialità, come scrive la sociologa Deborah Lupton nel libro The quantified self.

“Quello che dovrebbe essere un semplice esercizio”, scrive su Medium la blogger Francesca Beaumont, “è stato rimodellato da una narrazione capitalistica in cui il continuo miglioramento di sé diventa il prerequisito per cominciare qualsiasi cosa di nuovo”. L’utente ideale di un’app come Strava coincide con quello del lavoratore ideale. Le interruzioni dell’attività fisica diventano così una sorta di mancanza morale. Il riposo è un calo di produttività. “All’algoritmo non importa perché non hai corso, nota solo la tua assenza e ha il compito di riportare l’utente sulla piattaforma”, continua Beaumont. Quantificando costantemente il sé, il fit­ness non è più un’esperienza corporea vissuta, ma un insieme di metriche usate per valutarla, con pratiche simili a quelle adottate sul posto di lavoro, dove lo sforzo è misurato con indicatori apparentemente oggettivi che privilegiano la produzione ottimale e l’efficienza rispetto a tutto il resto. Presentando l’attività fisica attraverso parametri come produttività, costanza e disciplina, conclude Beaumont, Strava lega sottilmente l’etica del duro lavoro del capitalismo contemporaneo al mondo del tempo libero dedicato al fitness.

Proprio quest’app è considerata la principale applicazione per la corsa e il ciclismo. Contiene una miniera di informazioni, alcune molto sensibili, come ha dimostrato Le Monde nella sua inchiesta “Stravaleaks”. Il quotidiano francese ha rivelato che attraverso i profili pubblici sull’app delle guardie del corpo di politici come Emmanuel Macron, Vladimir Putin o Joe Biden ha potuto seguirne da vicino i movimenti e in alcuni casi anticiparli. Inoltre, monitorando per due anni più di 18mila militari francesi in servizio e in congedo, ha scoperto per esempio la posizione in tempo reale di una portaerei o i programmi di pattugliamento in alcune aree. E più in generale l’inchiesta ha rivelato uno spaccato delle attività dell’esercito francese nel suo complesso. Dalle più banali alle più delicate.

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Questo articolo è uscito sul numero 1666 di Internazionale, a pagina 46. Compra questo numero | Abbonati