Quattro persone sono morte, almeno trenta sono rimaste ferite e più di 700 sono state arrestate nelle proteste scoppiate il 18 maggio in Kenya durante lo sciopero nazionale dei trasporti, proclamato per denunciare i rincari eccessivi dei carburanti. “Il paese è stato completamente paralizzato”, commenta The Standard. Nelle principali città le attività commerciali e le scuole sono rimaste chiuse, e i matatu – i minivan che costituiscono il principale mezzo di trasporto per i cittadini – sono rimasti fermi. Il 14 maggio le autorità avevano aumentato i prezzi della benzina e del diesel di oltre il 20 per cento, motivando la decisione con la carenza di petrolio causata dalla guerra nel golfo Persico. Tuttavia, fanno notare le associazioni keniane del settore dei trasporti, la questione è anche politica: rispetto ad altri paesi della regione, che devono affrontare gli stessi problemi di forniture, i keniani pagano un prezzo più alto. Lo sciopero dei trasporti è stato sospeso il 19 maggio per favorire i negoziati tra il governo e i lavoratori del trasporto pubblico sulle misure per ridurre il prezzo dei carburanti. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1666 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati