I Kneecap vengono spesso paragonati ai Sex Pistols per la loro capacità di scatenare panico morale e far infuriare i parlamentari britannici a West­minster. Ma se l’ascesa fulminea del movimento punk è una fonte d’ispirazione, la sua rapida fine ricorda che nulla invecchia più velocemente di una band che vive di scandali politici. Con il secondo album, Fenian, il trio rap in lingua irlandese nato tra Belfast e Derry affronta quindi la sfida di dimostrare di essere più di un semplice gruppo di provocatori. Ci riesce con un disco brillante, contagioso e giocoso, capace di conquistare anche chi non condivide le loro posizioni, catturando l’energia dei loro concerti. Scritto durante il procedimento legale avviato dopo un controverso episodio sul palco, l’album evita il vittimismo e resta sorprendentemente energico. Con la produzione di Dan Carey e collaborazioni come Kae Tempest e il rapper palestinese Fawzi, il suono mescola rap old-school e suggestioni elettroniche. Tra i momenti salienti Carnival critica il sistema giudiziario britannico, mentre Palestine affronta il conflitto con sensibilità contemporanea. Al di là delle polemiche, Fenian conferma i Kneecap come una delle voci più vitali e imprevedibili della scena attuale.

Ed Power, The Irish Times

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Questo articolo è uscito sul numero 1663 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati