L’anno scorso su Netflix è uscita una commedia indie un po’ melensa, Too much, su una statunitense trapiantata nel Regno Unito che s’innamora di un musicista. Si fatica a riconoscere la mano dell’autrice, Lena Dunham, la stessa di Girls, considerata la Sex and the city _dei millennial. Nel suo secondo libro di memorie, _Famesick, ritroviamo la Dunham che conoscevamo, provocatoria, polemica e viva, anche se non proprio in gran forma. Racconta l’infinito stress e la malattia che hanno segnato i suoi venti e i suoi trent’anni. Oltre alla sindrome di Ehlers-Danlos, nel libro parla di disturbo ossessivo-compulsivo, colite ulcerosa, endometriosi, menopausa precoce, stress post-traumatico e dipendenze di vario genere. E c’è spazio anche per alcuni uomini inadatti entrati e usciti dalla vita di Dunham. Ma forse il vero orrore di questo libro (dedicato tra gli altri a Sharon Tate, Whitney Houston e Liam Payne) non è tanto che la celebrità possa farti ammalare, quanto che non ci sono fama o denaro che possano proteggerti una volta che ciò accade.
The Guardian
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Questo articolo è uscito sul numero 1663 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati