◆ Con le sue migliaia di dighe, la Norvegia è considerata la più grande batteria d’Europa, scrive Bloomberg. Normalmente le sue centrali idroelettriche sono più che sufficienti a coprire l’intero fabbisogno del paese, e nel 2025 il 15 per cento della produzione è stato esportato all’estero. Rispetto all’eolico e al solare, questa fonte di energia ha il vantaggio di essere meno intermittente, ma la sua stabilità dipende dalla disponibilità di acqua, che in Norvegia proviene in gran parte dallo scioglimento della neve accumulata nei mesi invernali. Quest’anno però un sistema di alta pressione vicino alla Groenlandia ha bloccato l’arrivo di aria umida dall’Atlantico, e il risultato è stato un inverno eccezionalmente freddo e secco. A febbraio e a marzo le precipitazioni sono state quasi nulle, e le riserve di neve sono scese al livello più basso degli ultimi vent’anni, provocando un deficit di 25 terawatt/ora, equivalente a un quinto della produzione del 2025. Questo ha già avuto forti ripercussioni sul mercato europeo dell’energia, riducendo le esportazioni verso il Regno Unito e la Germania rispettivamente del 50 e del 40 per cento e facendo impennare i prezzi dell’elettricità nei paesi nordici, dove il freddo ha comportato un aumento dei consumi per il riscaldamento. Il rincaro arriva in un momento critico per l’Europa, che deve affrontare anche l’aumento del prezzo del gas dovuto al conflitto in Iran, ed è stato solo parzialmente arginato dall’aumento della produzione di energia eolica nella regione.

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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati