“Nonostante l’ampia documentazione su torture, detenzioni politiche e repressione in Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, l’Unione europea continua a considerare questi paesi come destinazioni ‘sicure’ per il rimpatrio”, scrive The Diplomat. “Questo ha gravi conseguenze per i richiedenti asilo”. Mentre in occidente si inasprisce la retorica contro i rifugiati, con richieste di espulsioni e di leggi più severe sull’asilo, i governi autoritari ne approfittano. La posizione dell’Unione si basa sulla premessa pericolosa che le accuse di estremismo o terrorismo mosse dai governi dell’Asia centrale contro i perseguitati siano attendibili e che le garanzie fornite dai regimi offrano una protezione contro gli abusi. “Questi presupposti hanno consentito agli stati europei di espellere attivisti, giornalisti e figure dell’opposizione, condannandoli direttamente al carcere, alla tortura e a lunghe pene detentive inflitte dopo processi farsa”.
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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati