Dopo decenni di rigido controllo delle nascite, la Cina cambia rotta per contrastare l’invecchiamento della popolazione. Il governo ha introdotto una tassa del 13 per cento sui contraccettivi e un contributo annuale di 3.600 yuan (circa 440 euro) per ogni figlio sotto i tre anni. L’inverno demografico è un fenomeno globale: anche la Corea del Sud è scesa a meno di un figlio per donna come la Cina, gli Stati Uniti sono a 1,6 e l’Italia a 1,18. Il continuo calo delle nascite – dovuto a fattori strutturali, demografici, economici e culturali – minaccia la sostenibilità dello stato sociale e del sistema pensionistico. Ma le misure per incentivare le nascite si rivelano spesso inefficaci e rischiose per la salute e i diritti delle donne, avverte The Lancet, che invita a cambiare prospettiva: investire in invecchiamento sano, tecnologia e politiche migratorie per compensare il calo della forza lavoro. Allo stesso tempo resta fondamentale sostenere le famiglie offrendo servizi di qualità per l’infanzia e promuovere l’inclusione nei luoghi di lavoro e l’equità di genere. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1648 di Internazionale, a pagina 97. Compra questo numero | Abbonati