Thierry de Peretti, uomo di teatro passato al cinema, nato ad Ajaccio nel 1970, dopo una parentesi poliziesca (Undercover. L’infiltrato) si rivolge di nuovo alla saga corsa che ha caratterizzato i suoi primi due film. Ispirato all’omonimo romanzo di Jérôme Ferrari, À son image rivisita il periodo tra gli anni ottanta e novanta (già descritto in Una vita violenta,del 2017), raccontando la deriva dei movimenti indipendentisti corsi nella lotta armata, nelle vendette e nella criminalità organizzata, aggiungendo un contrappunto femminile che prende forma nel viaggio (incerto e imbronciato) della compagna di un attivista (Clara-Maria Laredo) travolta dai tumulti per amore. Nella ricostruzione della storia politica di un’isola in lotta c’è qualcosa di obliquo. Un lento processo che ci porta a comprendere pienamente quello a cui abbiamo assistito quando ormai è troppo tardi. Qui stanno la malinconia e la verità più profonda del film.
Mathieu Macheret, Le Monde

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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati