Enzo, sedici anni, figlio di un’ingegnera e di un professore, decide di lasciare gli studi e dedicarsi a un lavoro concreto, manuale, utile. Così ogni mattina lascia la confortevole villa di famiglia per andare in un cantiere dove può imparare il mestiere di muratore. L’emozione suscitata dall’ultimo film di Laurent Cantet (morto nell’aprile 2024) è dovuta alla sua forza intrinseca e a quella di un giovane a disagio. Ma anche alla sua genesi. Scritto da Cantet insieme all’amico e collaboratore Robin Campillo, che alla fine l’ha realizzato e firmato, Enzo, in esilio nel suo mondo, si avvicina a un operaio ucraino per il quale prova un profondo desiderio: è una dimensione assente nell’opera di Cantet ma onnipresente in quella di Campillo. Si ha alla fine la sensazione di assistere alla fusione di due mondi, uno riflessivo e uno sensuale, nel segno dell’impossibile. Louis Guichard, Télérama
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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati