La maggior parte dei film di guerra segue determinati criteri. Tra questi la regola non scritta di gratificare il pubblico con dei contentini, come un messaggio sulla nobiltà della causa o magari un tentativo di strumentalizzazione sentimentale per creare un legame emotivo. Ma Warfare, una rievocazione forense, quasi in tempo reale, di una battaglia combattuta nel 2006 in Iraq, rifiuta ogni convenzione. Scritto e diretto a quattro mani da Alex Garland e dall’ex Navy Seal Ray Mendoza, il film è radicalmente essenziale, non fornisce quasi nessun retroscena sui personaggi, un plotone di Seal, o sull’operazione, una missione di sorveglianza nella città irachena di Ramadi. Né prende posizione su questioni morali relative alla guerra in Iraq. Si concentra sull’evocazione, con un’intensità quasi insopportabilmente viscerale, delle esperienze di alcuni professionisti altamente qualificati, che stanno avendo una giornata di lavoro davvero brutta. All’altezza dei primi venti minuti di Salvate il soldato Ryan di Spielberg, Warfare non si limita a mostrare gli orrori della guerra, ma ne fa sentire il sapore e l’odore.
Wendy Ide, The Observer

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Questo articolo è uscito sul numero 1628 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati