Cinquant’anni dopo che Steven Spielberg ha trasformato gli squali in mostri marini (Lo squalo torna in sala in Italia all’inizio di settembre), questo thriller horror ironico si diverte a guardare un predatore in pantaloncini cargo e infradito che gioca con la sua preda. Nel sottogenere della sharksploitation, pieno di premesse ridicole ed effetti speciali atroci, lo scarno, cattivo e sanguinario film di Sean Byrne (The devil’s candy) è una boccata d’aria fresca. Contrapponendo surfisti e serial killer in mare aperto opera una sorta di correzione all’effetto Squalo: il pericolo non sono i pesci ma il sociopatico misogino che pesca a strascico nelle acque infestate di predatori. Il film è portato avanti da Hassie Harrison nei panni della vittima, ma l’attrazione principale è Jai Courtney in quelli del maniaco Bruce (lo stesso nome del famigerato squalo meccanico del film di Spielberg, uno dei tanti omaggi a quel capolavoro disseminati in Dangerous animals).
Jen Yamato, The Washington Post
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1628 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati