Questo disco è un ritorno crudo e riflessivo al celebre indie-folk permeato di jazz di Billie Marten. Viaggiando tra storie ed emozioni, la scrittura di Marten è personale ma universale. Feeling si apre con un’ode solare all’innocenza, alla natura e alla memoria, mentre c’immergiamo in una nuova era: “Spazza le foglie e taglia l’aria”. L’atmosfera folk s’interrompe momentaneamente in Crown, dove la batteria incontra delicati sintetizzatori e immagini del gatto in giardino si traducono in eteree melodie illuminate dal sole. In No sudden changes, Marten ricorda a un amante la sua presenza: “Sono la polvere nella brezza / sono quella che ti tira le maniche”. L’iniziale dolcezza di Goodnight Moon offusca la memoria di una relazione passata come una pellicola cinematografica. Infusioni jazz e campane a vento sono frammenti sparsi di magia. I morbidi sintetizzatori di The glass cedono il passo a ronzii distorti, mentre la voce di Billie Marten guida il brano, anche con la frequenza leggera di una piuma. Swing segna un’ultima celebrazione della nostalgia. Nonostante i travolgenti rintocchi industrial e i bassi potenti che si sentono all’inizio, i violini sinuosi rispecchiano la bizzarra gioia di un parco giochi. Dog eared è una raccolta di canzoni da rivisitare, riscoprire e custodire gelosamente.
Juliette Pepin, The Skinny

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Questo articolo è uscito sul numero 1624 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati