The Outlaw Ocean Project, un collettivo statunitense di giornalisti investigativi, ha rivelato che diverse aziende cinesi impiegano operaie nordcoreane per la lavorazione del pescato, in particolare calamari esportati negli Stati Uniti, nonostante sia vietato dalle sanzioni delle Nazioni Unite. Le operaie, si legge nell’inchiesta uscita sul New Yorker, Le Monde, El País e Die Zeit che riporta le testimonianze di alcune di loro, lavorano in condizioni simili alla schiavitù e sono spesso vittime di violenza sessuale. La Corea del Nord invia manodopera all’estero, in particolare in Cina e in Russia, per raccogliere valuta straniera.

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Questo articolo è uscito sul numero 1552 di Internazionale, a pagina 27. Compra questo numero | Abbonati