Per vent’anni anni, dal 1997, l’attore tailandese Sompong Thawee ha lavorato con il fotografo Manit Sriwanichpoom indossando sempre lo stesso abito. Un completo di seta rosa sgargiante, con scarpe di vernice e calze abbinate. Anche il suo telefono era rosa, come il carrello del supermercato che trascinava. Praticamente un personaggio monocromatico, che mostrava sempre un’aria distaccata, un po’ imbronciata e inespressiva.
Sompong Thawee interpretava il personaggio di Pink man, un tailandese borghese, un capitalista cronico, un consumista senza gusto, un egoista che va in giro per il mondo senza vederlo e con il solo scopo di approfittarne.
Nel 2018 l’attore mette simbolicamente in scena la fine del suo personaggio, gettando per terra la sua statuetta
“L’idea di Pink man mi è venuta mentre ero in un centro commerciale di Bangkok che aveva appena aperto. L’edificio era enorme, come una fabbrica, molto luminoso, con migliaia di lampade fluorescenti e prodotti di ogni tipo sistemati in modo ordinato. C’erano molti clienti, riempivano i loro carrelli di prodotti, si mettevano in fila alle casse. Mi sembrava di essere al luna park. Così mi sono chiesto: fino a che punto il consumismo ci fa il lavaggio del cervello? Quello che possediamo fa da base a quali valori? Il personaggio di Pink man esprime il mio smarrimento di fronte a un’idea di consumismo accettata dalla società tailandese senza alcuna riflessione. Penso che questo sistema ci controlli senza permetterci di realizzare noi stessi. Siamo obbligati ad agire tutti nello stesso modo; stiamo andando verso l’omologazione”.
La prima serie è stata realizzata per le strade di Bangkok. Pink man spinge il suo carrello ancora vuoto in giro per il quartiere finanziario e per l’animata Si Lom road, con il suo mercato di Lalai Sap (“far scomparire il denaro” in tailandese), e i suoi ristoranti molto frequentati all’ora di pranzo dagli impiegati. Poi posa vicino al clown del McDonald’s, che sembra un’aberrazione in una città in cui lo street food è ovunque e a qualsiasi ora del giorno. In altre immagini attraversa la folla con in mano una lampada a petrolio e una valigetta, o un enorme grappolo di palloncini. Ovviamente tutto rosa.
Per questo primo lavoro Manit Sriwanichpoom prese ispirazione dalla sua esperienza nel campo del fotogiornalismo e della street photography. Nato nel 1961 a Bangkok da una famiglia di commercianti, Sriwanichpoom voleva diventare un architetto, come uno dei suoi cugini, ma poi negli anni ottanta, mentre frequentava l’università Srinakharinwirot, aveva cominciato a lavorare come fotografo. Fece i primi passi documentando la scena politica di un paese instabile, che detiene un triste record per colpi di stato e regimi militari (come quello attuale), e raccontando un consumismo in trasformazione.
Alcuni elementi di questi primi scatti si ritrovano in molte serie successive, anche in bianco e nero. Sriwanichpoom si definisce un attivista, offre sempre un punto di vista critico verso la monarchia – per esempio, quando mostra gli inchini a terra dei sudditi davanti al palazzo reale – e una riflessione sui disastri finanziari del paese, mostrando i cantieri fermi dopo la crisi del 1997.
Ma presto la sola documentazione di questi aspetti del paese non gli bastava più, e nel 1997 cominciò a creare delle messe in scena per riproporre immagini emblematiche del fotogiornalismo. Per esempio, quella legata alla guerra del Vietnam, dove i profughi o le vittime del napalm sono circondati da sacchi e buste di marche di lusso.
In viaggio
A un certo punto Manit Sriwanichpoom decise di portare Pink man fuori da Bangkok. Prima viaggiando nel paese: nella serie intitolata Amazing Thailand prende in prestito uno slogan del governo per criticare il turismo di massa. Vediamo Pink man sempre impassibile e volgare nel suo abbigliamento. Ci sembra ridicolo quando passa con il suo carrello in mezzo a una risaia subito dopo il raccolto, o posa nel cortile di un tempio accanto a sculture da quattro soldi. Poi, nel 2000, lo vediamo in Europa. E qui non mancano gli stereotipi: dalle gondole di Venezia ai violinisti gitani in Austria, passando per l’architettura metallica della stazione di Copenaghen e i suoi gelati. Un’Europa vista e consumata da un borghese tailandese.
Nelle sei foto della serie Horror in Pink del 2001, Sriwanichpoom denuncia la violenza del potere in Thailandia attraverso dei fotomontaggi in cui inserisce Pink man in immagini d’archivio in bianco e nero risalenti alla strage degli studenti del 1976.
Dopo gli attentati che nel 2003 avevano colpito le destinazioni turistiche a Bali, Pink man visitò proprio quei luoghi non più frequentati dai visitatori. Nel 2004 tornò in Europa, a Parigi, per La vie en Pink, una serie ironica ispirata ai classici della pittura francese.
Molti lavori dell’artista prendono di mira il nazionalismo. Nella serie , che in Thailandia non gli hanno permesso di esporre, Pink man abbraccia la bandiera tailandese e la fa portare a dei bambini scout. Lo sguardo del fotografo è sempre pungente e Pink man non sorride mai.
Quando Manit Sriwanichpoom andò in Cina nel 2006, il suo personaggio era ormai talmente conosciuto che non aveva più bisogno di essere presente, bastava il suo carrello della spesa. Troneggiava tra le macerie delle case di Pechino, lungo gli immensi e deserti viali appena costruiti o nelle fabbriche dove lavorano migliaia di operai. Pink man è diventato anche una statuetta, prodotta in edizione limitata e apprezzata dai collezionisti. Nella serie Pink man opera, del 2009, interpreta l’attore protagonista di uno spettacolo del teatro dell’opera cinese, al centro di una scenografia sovraccarica e kitsch.
È nel 2018 che l’attore mette simbolicamente in scena la fine del suo personaggio, gettando per terra la sua statuetta. Nell’immagine ha ormai i capelli grigi e dei folti baffi dello stesso colore, ma indossa sempre lo stesso completo rosa.
Le foto di Pink man sono state pubblicate in un libro prodotto dall’autore, visto che nessun editore tailandese ha voluto correre il rischio di pubblicarlo. Il volume si può trovare alla Kathmandu photo gallery di Bangkok, fondata dall’artista con sua moglie, la regista indipendente Ing K, e dove sono esposte le loro opere insieme a quelle di giovani fotografi di Bangkok. Si trova anche al cinema Oasis, dove i due artisti proiettano i loro film e quelli di altri, che altrove sono stati vietati. ◆ adr
◆ Le foto di Manit Sriwanichpoom sono esposte alla Kathmandu photo gallery di Bangkok, fondata dall’artista. Le avventure di Pink man sono state pubblicate nel libro Pink man story, che raccoglie le foto realizzate dal 1997 al 2018. Per comprare il volume si può scrivere a kathmandu.bkk@gmail.com
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1395 di Internazionale, a pagina 64. Compra questo numero | Abbonati