Lee Jae-yong, vicepresidente della Samsung ma di fatto alla guida del gruppo dal 2014, quando il padre era entrato in coma a causa di un ictus (sarebbe poi morto nel 2020), è stato condannato in appello a due anni e mezzo di reclusione per corruzione. Tuttavia, scrive Asia Times, l’azienda non subirà contraccolpi. Le attività dei chaebol (le conglomerate coreane controllate da grandi famiglie), infatti, sono gestite da manager professionisti e non direttamente dalla famiglia proprietaria.

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Questo articolo è uscito sul numero 1393 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati