Il 16 gennaio la morte del produttore Phil Spector ha messo in crisi i commentatori. Come doveva essere ricordato? Come un assassino, che nel 2003 uccise l’attrice Lana Clarkson a colpi di pistola? Come un mostro che maltrattava le donne e che si comportava in modo spaventoso con tanti artisti? O come uno dei più grandi architetti della musica pop, l’uomo che creò il “wall of sound”, il muro di suono che usciva a tutto volume dalle radio negli anni sessanta? Era tutte queste cose. Fu il primo produttore il cui nome su un disco era importante quanto quello dell’artista e creò un culto pop della personalità. Se una donna avesse sparato in uno studio o avesse tenuto in ostaggio musicisti, come fece Spector, la sua carriera sarebbe finita subito. Eppure Spector ha continuato a essere celebrato molto tempo dopo che le storie sulla sua vita erano diventate di dominio pubblico. Spector progettò il muro del suono, ma senza l’ingegnere Larry Levine non sarebbe stato possibile metterlo in pratica. Né i grandi dischi di Spector avrebbero suonato allo stesso modo senza le voci che li cantavano, quelle delle Crystals, delle Ronettes e dei ­Righte­ous­ Brothers. Lo stesso vale per i musicisti e chi scriveva le canzoni, comprese autrici come Ellie Greenwich e Carole King. Le registrazioni fatte da Phil Spector sono indimenticabili, ma non erano solo sue. Erano il lavoro di un cast che dovrebbe essere celebrato quanto lui.
The Economist

Phil Spector, 1970 (Michael Ochs Archives/Getty Images)

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1393 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati