“Una volta pensavo di voler capire solo il mio angolo di mondo. Ora sono in viaggio da un anno e voglio vedere sempre nuove cose. Quanti altri posti ci sono come il mio? Queste città semidistrutte e senza sogni, fino a dove arrivano?”. Nel 2016 il fotografo Matt Black si è appuntato queste domande sul suo taccuino mentre era a Fresno, in California. Così è nata l’idea del progetto American geography, che raccoglie le immagini scattate negli ultimi sette anni in 46 stati, lungo più di 150mila chilometri. Black ha cominciato fotografando le comunità più isolate nella Central valley della California, l’area rurale in cui è nato e vive ancora oggi: “Pensavo che avrei raccontato la vita delle persone più emarginate. Man mano che andavo avanti, mi sono però reso conto che le storie in cui --m’imbattevo non riguardavano solo una parte degli Stati Uniti”, spiega. Nelle sue foto sono ritratte persone che non hanno l’assistenza sanitaria, la possibilità di avere un’istruzione, che vivono in posti dove mancano acqua e aria pulita: “Sono uomini e donne che non hanno prospettive per il futuro. Questo lavoro è diventato il ritratto di un paese diviso, in cui le disuguaglianze e le ingiustizie aumentano senza sosta”.
Nel 2020 Black ha pubblicato American geography in quattro riviste autoprodotte, riunite in un cofanetto. Accanto alle foto ci sono i suoi appunti e le immagini degli oggetti raccolti durante i viaggi. L’obiettivo del progetto è mostrare un altro lato della vita negli Stati Uniti: “Spesso ci si concentra sugli aspetti più luminosi del paese. Ma ci sono tante persone che vivono all’ombra di quella ricchezza, e ne sono tagliate fuori. Vorrei mostrare le connessioni tra questi luoghi per far emergere gli elementi universali che li legano”. (Magnum photos)
Matt Black è nato nel 1970. Il libro American geography_, curato da Yolanda Cuomo, è stato realizzato in collaborazione con l’agenzia Magnum, l’International center of photography e Marina e Andy Lewin._
Dal diario di Matt Black: “Giovedì, 13 dicembre 2018. Port Arthur, Texas. Il centro di Port Arthur non è solo vuoto, ma quasi scomparso. Ci sono più edifici demoliti di quelli ancora in piedi. Riesco a vedere le ciminiere di una raffineria di petrolio appena dietro la città. Mi hanno detto che è la più grande degli Stati Uniti. Il tasso di tumori nella zona è del 40 per cento superiore rispetto al resto del Texas. Il tasso di povertà è il doppio”.
“Martedì, 24 luglio 2018. Mendota, California. Pedro e suo figlio, Pedro Jr., vivono in quello che una volta era un motel e che ora è una casa affittata a 900 dollari al mese. L’esterno è dipinto di rosa. Il recinto vicino alla porta d’ingresso è decorato d’impronte bianche fatte da Pedro Jr. con il dentifricio. Due piccioni hanno costruito un nido sul tetto, sopra una vecchia lampada rotta. Il nido vuoto sta in equilibrio sulla lampada, ma quando gli uccelli depongono le uova, il peso lo fa scivolare e cadere sul marciapiede. Pedro dice che succede ogni anno”.
“Lunedì, 6 giugno 2016. Whiteclay, Nebraska. Quando prendi l’autostrada in Nebraska trovi sempre il cartello di benvenuto: ‘Nebraska: the good life’. Tranne quando entri a Whiteclay dalla riserva di Pine Ridge, in South Dakota. Ci sono solo poche vetrine. I commercianti di Whiteclay vendono birra agli abitanti di Pine Ridge, la contea più povera degli Stati Uniti, dove l’alcol è vietato. A Pine Ridge la speranza di vita è di 48 anni. Passa un corteo funebre, ‘Ti vogliamo bene nonna’, scritto con la vernice rosa ai lati dell’auto. Supero dolci colline e ranch semivuoti. Comincia a grandinare”.
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Questo articolo è uscito sul numero 1393 di Internazionale, a pagina 62. Compra questo numero | Abbonati