Questa è la politica statunitense nell’anno 2021: il presidente in carica rifiuta di accettare la sconfitta elettorale di novembre, anche se i tribunali hanno respinto tutte le sue denunce di frode. Il 2 gennaio ha cercato di convincere il segretario di stato della Georgia con bugie, minacce e calunnie a “trovare” gli 11.780 voti che gli avrebbero permesso di ribaltare l’esito delle presidenziali. Lo stesso giorno undici senatori repubblicani hanno annunciato che il 6 gennaio avrebbero contestato il risultato delle presidenziali al congresso. Nello stesso fine settimana dieci ex segretari alla difesa (repubblicani e democratici) hanno pubblicato un appello alle forze armate affinché non intervengano nel processo elettorale.

Mettendo insieme questi pezzi appare chiaro che gli Stati Uniti non stanno solo attraversando una crisi democratica, ma rischiano un colpo di stato, che non coinvolge solo un presidente sempre più fuori controllo, ma gran parte di uno dei principali partiti statunitensi. La democrazia degli Stati Uniti è assediata dall’interno, e i paesi dell’Unione europea e della Nato dovrebbero convocare gli ambasciatori e dire chiaramente che per loro è una cosa inaccettabile.

Questa non è solo una crisi temporanea perché, anche se probabilmente il tentato golpe repubblicano è destinato a fallire e Joe Biden dovrebbe insediarsi il 20 gennaio, ha già scatenato una crisi di legittimità. Se secondo un sondaggio una settimana dopo il voto il 54 per cento degli elettori repubblicani pensava che le elezioni non si fossero svolte in modo corretto, ora questo dato è salito al 74 per cento. La sfiducia dei repubblicani nella democrazia statunitense è cresciuta, e questo non può che peggiorare la già acuta polarizzazione che ha provocato violenti scontri nel 2020. Non sappiamo quali saranno gli effetti a lungo termine, ma è evidente che alcuni leader del partito preferirebbero che la polarizzazione aumentasse piuttosto che il contrario. Possono ancora ritrovare la ragione. Ma il resto del mondo dovrebbe farsi sentire adesso. Limitarsi a osservare in silenzio significa non aver capito qual è la posta in gioco.

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Questo articolo è uscito sul numero 1391 di Internazionale, a pagina 13. Compra questo numero | Abbonati