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Il 1 gennaio Bismillah Adil Aimaq ( nella foto ), giornalista e attivista per i diritti umani, è stato ucciso a bordo della sua auto da un commando armato mentre tornava a casa a Feroz Koh, capoluogo della provincia di Ghor. Nessuno ha rivendicato l’omicidio. Aimaq è il quinto giornalista ucciso in Afghanistan negli ultimi due mesi, scrive The Diplomat. Gli omicidi mirati di esponenti della società civile sono aumentati nel corso dell’anno, mentre a Doha si tenevano i negoziati di pace tra taliban, Stati Uniti e governo afgano. Il ministero dell’interno non fornisce il numero degli omicidi mirati, ma il **New York Times ** ha contato 136 civili (giornalisti, medici, attivisti, funzionari) e 168 militari uccisi. Il 4 gennaio il portavoce delle forze statunitensi in Afghanistan ha accusato i taliban di essere responsabili dell’ondata di omicidi e di voler sabotare il percorso di pace. Poche ore prima il gruppo ribelle aveva accusato le forze statunitensi di aver condotto attacchi aerei in alcune zone del paese sotto il suo controllo, violando l’accordo siglato a febbraio del 2020. In realtà, scrive il **New York Times, **“certi funzionari credono che dietro ad alcuni degli omicidi ci siano fazioni politiche slegate dai taliban che vogliono sfruttare il caos mentre il paese mostra le prime crepe, secondo uno schema preoccupante che ricorda la guerra civile di una generazione fa”.

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Questo articolo è uscito sul numero 1391 di Internazionale, a pagina 23. Compra questo numero | Abbonati