Il 30 maggio la capsula Crew Dragon, realizzata dall’azienda SpaceX di Elon Musk, ha portato due astronauti della Nasa sulla Stazione spaziale internazionale (Iss). Nonostante alcune innovazioni, la missione non è stata una prodezza tecnica in confronto ai voli spaziali degli ultimi sessant’anni. La sua importanza sta nel fatto che gli Stati Uniti non facevano un lancio dal 2011, anno in cui Washington ha cancellato il programma Space shuttle dopo 135 missioni e due incidenti mortali. Nei nove anni successivi la Russia è stata l’unico paese in grado d’inviare esseri umani nello spazio, un fatto vissuto da molti politici e imprenditori statunitensi come un’umiliazione. La fine del programma Space shuttle non è stata determinata solo dagli incidenti, ma anche dai costi smisurati e dall’inadeguatezza del sistema. Inoltre le missioni non impressionavano più l’opinione pubblica. Così il bilancio della Nasa era stato ridotto fino a rendere impossibile mandare persone nello spazio.
Nel 2014 la Nasa ha cominciato ad appaltare le sue strutture a diverse aziende private, come la Boeing, la Blue Origin, la Virgin e la SpaceX, e ha offerto contratti per svolgere missioni con equipaggio. Negli Stati Uniti e in Europa le aziende private sono sempre state presenti nel settore spaziale, ma finora solo come fornitori. All’inizio della conquista dello spazio, nella competizione tra est e ovest e nella fase successiva di cooperazione internazionale coronata dal lancio dell’Iss, si dava per scontato che le attività spaziali fossero di competenza dei governi. Questo non solo permetteva di coordinare le attività, ma facilitava anche i necessari accordi internazionali.
Il volo della Crew Dragon è il culmine di un processo con cui Washington sembra abbandonare questa logica, per aprire l’inquietante scenario in cui lo spazio diventa oggetto della concorrenza tra aziende private, con il rischio di deregolamentazione e sfruttamento. Il libero mercato non dovrebbe impadronirsi dello spazio. Le autorità nazionali possono organizzare come meglio credono le loro attività, ma di fronte alla comunità internazionale devono restare le uniche responsabili di quello che succede al di fuori della nostra atmosfera. ◆ ff
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Questo articolo è uscito sul numero 1361 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati